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Alessandria e il territorio: informazione, identità e lavoro di rete

Dalle colline del Monferrato alle pianure alessandrine, l’espansione degli impianti solari cambia il volto del paesaggio e interroga cittadini e amministratori

Alessandria e il territorio: informazione, identità e lavoro di rete

Raccontare le potenzialità della città e costruire una rete tra territori: è questa la sfida lanciata dalla nuova rubrica “Alessandria Domani”, curata dall’esperta in gestione del territorio Cristina Calvi.

Il futuro di Alessandria

Negli ultimi anni, il dibattito pubblico su Alessandria si è spesso concentrato sulle difficoltà: degrado urbano, problemi economici, carenze nei servizi. Una narrazione parziale che rischia di oscurare le risorse presenti sul territorio.

La rubrica “Alessandria Domani” nasce proprio per offrire un punto di vista diverso. L’obiettivo è valorizzare luoghi, progetti e competenze, mostrando ciò che funziona e ciò che potrebbe essere migliorato. Non si tratta di nascondere i problemi, ma di affiancarli a una visione costruttiva.

Un tema centrale è il ruolo del capoluogo come punto di riferimento per l’intera provincia. In molti contesti, la città principale rappresenta il motore culturale, economico e turistico del territorio. Ad Alessandria, questo ruolo appare indebolito, mentre altre realtà hanno acquisito maggiore visibilità.

Rilanciare il capoluogo significa investire nella cooperazione. Fare rete tra comuni, imprese, associazioni e istituzioni è considerato fondamentale per competere e attrarre risorse. L’isolamento, al contrario, riduce le opportunità di sviluppo.

La sfida è culturale prima ancora che economica: costruire un’identità condivisa, capace di unire tradizioni diverse e valorizzare le eccellenze locali. Solo così Alessandria potrà tornare a essere un punto di riferimento riconosciuto, dentro e fuori dai confini provinciali.

Il fotovoltaico cambia il volto dell’agricoltura

Negli ultimi anni il fotovoltaico ha modificato in modo visibile il paesaggio agricolo della provincia. Lungo le strade e nelle aree pianeggianti, distese di pannelli testimoniano una nuova fase dell’agricoltura, sempre più legata alla produzione di energia rinnovabile.

Accanto agli impianti industriali, si sta diffondendo l’agrivoltaico, un sistema pensato per le aziende agricole. In questo modello, i pannelli vengono installati in modo da permettere la coltivazione sottostante, mantenendo una parte significativa della produttività. L’obiettivo è integrare due attività: produrre energia e continuare a lavorare la terra.

Per molti agricoltori, questa soluzione rappresenta una risposta concreta a una crisi strutturale. I costi di produzione crescono, mentre i prezzi di vendita restano bassi. In molti casi, il reddito agricolo non è più sufficiente a garantire la sostenibilità delle aziende. Gli incentivi legati alle energie rinnovabili e all’autoconsumo diventano quindi un’importante fonte di integrazione economica.

Tuttavia, non mancano le criticità. In assenza di limiti chiari, alcuni impianti occupano superfici molto ampie, riducendo lo spazio destinato alle colture. Inoltre, non tutte le piante si adattano alle condizioni di ombreggiamento, rendendo necessaria una pianificazione attenta.

La sfida è trovare un equilibrio tra innovazione e tutela del territorio. L’agrivoltaico può essere uno strumento utile, ma solo se rimane al servizio dell’agricoltura e non ne diventa il sostituto.

Paesaggio sotto pressione

Il territorio della provincia di Alessandria è da sempre legato alla sua dimensione agricola e turistica. Colline, campagne e borghi rappresentano un patrimonio che contribuisce all’identità locale. Negli ultimi anni, però, l’aumento degli impianti fotovoltaici ha acceso il dibattito sull’impatto ambientale.

Molti cittadini e operatori temono che grandi distese di pannelli possano compromettere l’attrattività delle aree rurali, soprattutto nelle zone a vocazione turistica. Il rischio è quello di una progressiva omologazione del paesaggio, con la perdita di elementi storici e naturali.

Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio, segnato dall’intensificazione dell’agricoltura. Le monoculture e le grandi estensioni gestite da pochi operatori hanno ridotto la varietà colturale e la biodiversità. Boschi ripariali, siepi e zone di rifugio per la fauna sono stati progressivamente eliminati.

In questo scenario, l’agrivoltaico potrebbe rappresentare un’occasione di riequilibrio. Se progettato su scala contenuta, può favorire la creazione di corridoi verdi, spazi per gli impollinatori e colture compatibili con l’ombra. Alcuni progetti dimostrano che è possibile coniugare produzione energetica e tutela ambientale.

La sostenibilità, però, non nasce automaticamente. Richiede regole chiare, controlli e una visione condivisa tra pubblico e privato, per evitare che l’innovazione diventi una nuova forma di consumo del territorio.