Menu
Cerca
Problema di forniture

La sicurezza del vaccino non c'entra col mancato rinnovo del contratto con Astrazeneca da parte dell'Ue

Nel primo trimestre dell'anno la multinazionale anglo-svedese ha consegnato alla Commissione europea un quarto delle dosi pattuite: il problema è tutto lì.

11 Maggio 2021 ore 11:54

Nuovo capitolo nella tormentata saga del vaccino anti Covid prodotto da Astazeneca. In seguito all’annuncio di Thierry Breton, commissario europeo al Commercio interno, che ha annunciato che l’Unione europea non rinnoverà il contratto con i produttori del siero anglo-svedese, la frangia di reticenti rispetto al farmaco si è ulteriormente convinta di avere a che fare con un prodotto di serie B.

Ma così non è, la questione alla base della rinuncia riguarda l’inadempienza del contratto: i tempi di consegna non sono stati rispettati. Nessun dubbio sulla validità del preparato di cui lo stesso Breton ha ribadito la qualità: lEMA non mai bocciato questo vaccino, confermandone la sicurezza.

Ue non rinnova Astrazeneca per ritardi nelle forniture

Il mancato rinnovo del contratto con Astrazeneca è legato esclusivamente ad un problema di forniture mancate. Per capirci: nel primo trimestre dell’anno AstraZeneca ha consegnato alla Commissione europea un quarto delle dosi pattuite: 30 milioni invece di 120 milioni. La Commissione ha così avviato un’azione legale contro la casa farmaceutica.

“Il vaccino AstraZeneca è importante per il nostro portafoglio e viene somministrato a migliaia di europei. La società non ha rispettato gli impegni contrattuali e per questo la Commissione ha avviato un’azione giudiziaria. In passato abbiamo informato che non abbiamo esercitato l’opzione dei 100milioni dosi aggiuntive. Non ci possiamo pronunciare per il futuro”,

Così Breton sulla vicenda, sottolineando comunque che si tratta di “un vaccino molto interessante e molto buono“, soprattutto “per le condizioni logistiche e le temperature” cui può essere conservato.

Che succederà?

Se il contratto si concluderà a giugno non significa che non arriveranno più dosi. L’Unione Europea aveva infatti acquistato dalla multinazionale 300 milioni di dosi, con un’opzione per altre 100 milioni che non si intende esercitare. Di queste però al momento ne sono state consegnate solo 30 milioni a fronte di 80 attese. Per quanto riguarda l’Italia, il piano vaccinale prevede entro settembre la consegna complessiva di oltre 40milioni di dosi: ad oggi ne sono arrivate meno di 7 milioni.

Sull’ipotesi che la decisione possa creare disagi, soprattutto a coloro che sono in attesa della seconda dose del siero, è stato chiarito che i lotti previsti dall’attuale contratto non verranno messi da parte, le somministrazioni continueranno finché c’è disponibilità del vaccino. Dall’Esecutivo comunitario viene anche fatto sapere:

“La consegna di tutte le dosi previste dal contratto in vigore con AstraZeneca è la priorità. Il contratto resta in vigore fino alla consegna dell’ultima dose“.

Accordo con Pfizer

Si prosegue invece con Pfizer Biontech, la Commissione ha infatti siglato un accordo del valore di 35 miliardi di euro per 1,8 miliardi di nuove dosi di questo produttore, per una fornitura che coprirà il periodo tra il 2021 e il 2023. Il presidente Ursula von der Leyen lo ha annunciato nella giornata di sabato 8 maggio. Secondo il commissario Breton il costo di ogni singola dose dei nuovi contratti è più alto rispetto al passato, ma si resta comunque sotto i venti euro.

La Commissione europea è in trattativa anche con altre aziende come Moderna e Novavax il cui vaccino non sarà disponibile prima della fine del 2021. Non si è arrivati, invece, ad un accordo con Valneva: la Gran Bretagna ha invece ordinato a questa azienda francese un totale di 100 milioni di dosi che saranno prodotte in Scozia.