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Incastrato dal Dna

Rapina di Capodanno finita male: dopo 16 anni l'assassino dello chef ha un nome

Le tracce biologiche dell'assassino erano rimaste sulle calze di nylon utilizzate dai banditi per entrare in azione a volto coperto.

Rapina di Capodanno finita male: dopo 16 anni l'assassino dello chef ha un nome
07 Maggio 2021 ore 10:05

E’ ancora forte e vivida nella memoria l’impronta della tragedia consumatasi nei giorni scorsi a Cuneo: una rapina finita nel sangue, con due banditi uccisi a colpi di pistola, uno ferito e un gioielliere che si ritrova insieme alla sua famiglia con un’esistenza in ogni caso distrutta.

Ma riaffiora dal passato anche un’altra rapina finita male ben 21 anni fa, che torna protagonista delle cronache per via della condanna in Appello: a perdere la vita era stato uno chef astigiano che si era rifiutato di svelare ai rapinatori dove custodisse l’incasso di Capodanno. La colluttazione che ne era derivata gli era stata fatale. Dopo 21 anni, grazie alle prove scientifiche, c’è un nome e una condanna per questo omicidio.

Condannato a 14 anni per l’omicidio dello Chef nel 2000

Come racconta La Nuova Provincia c’è una condanna per la rapina degenerata in omicidio a danno dello chef del Ciabot del Grignolino di Calliano, massacrato di botte il giorno dopo Capodanno 2000. In primo grado, al tribunale di Vercelli, le prove raccolte dalla Procura non erano state ritenute sufficienti per farlo condannare e l’astigiano Gianpaolo Nuara era uscito assolto dalla gravissima accusa di omicidio di Pietro Beggi, lo chef del Ciabot del Grignolino di Calliano massacrato di botte il giorno dopo il Capodanno del 2000. Non sono stati invece della stessa idea i giudici della Corte d’Appello di Torino che hanno ribaltato la sentenza ritenendolo colpevole di omicidio preterintenzionale e condannandolo a 14 anni di reclusione.

Incastrato dal DNA

A lui i carabinieri di Asti sono arrivati a distanza di 16 anni da quell’omicidio le cui indagini erano state archiviate per mancanza di valide piste investigative da seguire. Ma nei reperti erano rimaste quelle tre calze di nylon da donna, trasformate in passamontagna, trovate sulla stradina che portava al ristorante. Per l’accusa erano quelle indossate dai tre rapinatori che quella tragica alba di Capodanno erano entrati nell’alloggio sopra il ristorante in cui viveva lo chef e socio del ristorante, alla ricerca di 30 milioni di lire, l’appetitoso incasso del cenone del Capodanno del Millennio. Ma qualcosa era andato storto, lo chef non aveva rivelato dove avesse nascosto i soldi (poi ritrovati in un secondo momento dagli investigatori nascosti in cantina) e i rapinatori si erano accaniti su di lui. Una caduta su un gradino durante la colluttazione le era stata fatale. Morí poche ore dopo il ricovero al CTO di Torino.

Su quelle calze di nylon vennero repertati dei residui biologici e il profilo DNA estratto venne archiviato nel database nazionale in uso alle forze dell’ordine. Sedici anni dopo quello stesso DNA diede un riscontro con il nome di Nuara sul quale indagavano i carabinieri di Lodi in seguito ad una serie di furti avvenuti in quella zona. In uno di essi il ladro si era tagliato con un vetro e il sangue riportato corrispondeva a quello di Nuara. Nell’incrociare quel DNA con quelli ancora “sconosciuti” è venuto fuori il suo coinvolgimento nel delitto di Beggi. Che lui, sia in primo che in secondo grado, ha sempre respinto.

Gioielliere uccide due rapinatori

Facendo di nuovo un balzo di 21 anni fino ai giorni nostri, lo sfondo è sempre il Piemonte. Ancora una rapina finita nel sangue, ma stavolta a morire sono stati due rapinatori. Mercoledì 28 aprile 2021, nella frazione Gallo di Grinzane Cavour, come racconta Prima Cuneo, tre banditi hanno preso d’assalto, una gioielleria: due di loro sono stati uccisi dal proprietario. Nel 2015 lo stesso esercizio era stato teatro di un altro colpo cruento: il titolare e la figlia erano stati legati e imbavagliati da una coppia di nomadi 45enni, marito e moglie. Lui aveva riportato la frattura del setto nasale e rimediato una prognosi di un mese per le ferite ricevute.

I risultati dell’autopsia: colpiti al torace

Negli ultimi giorni sono stati resi noti i risultati dell’autopsia avvenuta sui corpi dei due rapinatori, Andrea Spinelli, 45 anni di Bra, e Giuseppe Mazzarino, 58 anni di Torino, uccisi dal gioielliere Mario Roggero: fatali due colpi di pistola al torace. Presenti all’autopsia i consulenti di parte nominati dai legali sia dei parenti dei deceduti, sia da Roggero, quest’ultimo al momento indagato per omicidio colposo ed eccesso di legittima difesa.

Come dichiarato negli scorsi giorni sia dal diretto interessato, sia dal suo avvocato Stefano Campanello, le sue intenzioni non erano quelle di uccidere, ma bensì di difendere la sua famiglia e la sua attività lavorativa messe in pericolo dalla tentata rapina dei tre banditi.

Alessandro Modica, 34enne di Alba, è il terzo bandito coinvolto e sopravvissuto. Rimasto ferito ad una gamba era riuscito a fuggire facendo perdere le sue tracce per diverse ore, facendosi poi trovare nelle vicinanze del pronto soccorso dell’ospedale di Savigliano. Sottoposto ad un intervento chirurgico all’arto ferito, è stato poi condotto in carcere. L’uomo ha affermato che collaborerà con le indagini.

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