In un periodo storico segnato da crisi e disorientamento, la risposta può venire dalla cultura e dalla riflessione condivisa: ne abbiamo parlato con il professor Renato Balduzzi, ideatore del ciclo di incontri “I Martedì dell’Avvento”, terminati da poco ad Alessandria.
I Martedì dell’Avvento
I “Martedì dell’Avvento” rappresentano da quasi quarant’anni un appuntamento stabile per la comunità locale. Non un semplice ciclo di incontri, ma uno spazio di ascolto e approfondimento che prova a leggere il presente senza semplificazioni. Il tema scelto quest’anno, “Nutrire lo spirito in tempi difficili”, intercetta una sensazione diffusa: vivere in un’epoca complessa, dove le certezze si assottigliano e il futuro appare meno prevedibile.
Il percorso si è sviluppato attraverso una riflessione che unisce dimensione spirituale e culturale. La metafora dei discepoli di Emmaus diventa simbolo di una condizione contemporanea fatta di smarrimento, ma anche di possibilità. La gioia non viene presentata come un’emozione superficiale, bensì come il frutto di un incontro che riapre lo sguardo e restituisce senso.
Lo sguardo, però, non resta rivolto solo al tempo dell’Avvento. A gennaio il programma riprende con nuovi appuntamenti, a partire da un confronto dedicato ai giovani. Accanto alle difficoltà che li attraversano, emerge un patrimonio di energie, desideri e speranze che spesso fatica a trovare canali di espressione. Intercettare questi segnali diventa una responsabilità collettiva.
In un contesto dominato dalla velocità e dalla semplificazione, iniziative come questa ricordano il valore del pensiero lento, del dialogo e della comunità. Nutrire lo spirito, oggi, significa forse proprio questo: creare occasioni per fermarsi, comprendere e ritrovare una direzione condivisa.
Connessi ma soli: il rischio di diventare “macchine celibi”
Lo smartphone è diventato una presenza costante nelle nostre vite. Dalla sanità ai servizi pubblici, dalle relazioni personali all’informazione, tutto passa ormai attraverso lo schermo. Un cambiamento rapido, che non sempre è stato accompagnato da una riflessione adeguata sulle sue conseguenze.
Il concetto di “macchine celibi” proposto da Balduzzi descrive una società in cui gli strumenti digitali, invece di favorire relazioni più ricche, finiscono per isolare gli individui. Il problema non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui entra dentro le nostre abitudini, sostituendo il confronto diretto e rendendo più faticosa la costruzione di legami autentici.
Un ruolo centrale lo giocano gli algoritmi che regolano i flussi informativi. Progettati per massimizzare l’attenzione, tendono a privilegiare contenuti divisivi, conflittuali, emotivamente forti. Il risultato è un ambiente che alimenta polarizzazioni, rafforza convinzioni infondate e rende il dibattito pubblico sempre più fragile.
La risposta non può essere un ritorno nostalgico a un passato idealizzato. La sfida è imparare a convivere con questi strumenti in modo più consapevole. Diversificare le fonti, esercitare spirito critico, riconoscere i meccanismi di condizionamento sono piccoli antidoti quotidiani. In gioco non c’è solo la qualità dell’informazione, ma la salute stessa delle relazioni sociali.
Europa sotto pressione: sicurezza e democrazia alla prova
Le parole del Presidente della Repubblica sull’Europa “sotto attacco” fotografano un clima internazionale profondamente mutato, su cui il professor Balduzzi pone alcune riflessioni. Per decenni, l’equilibrio tra le grandi potenze e l’appartenenza a strutture come la NATO hanno garantito una percezione diffusa di sicurezza. Oggi quello scenario appare meno stabile.
La NATO viene ricordata come un’alleanza difensiva, nata per evitare la guerra e tutelare la libertà dei popoli, non per aggredire. Tuttavia, il contesto globale è cambiato: nuovi blocchi di potere, spesso lontani dai principi democratici, guardano con ostilità all’Europa e ai suoi valori.
Questo impone una riflessione seria su sicurezza, difesa e responsabilità comuni. Non si tratta solo di riarmo o di scelte militari, ma di consapevolezza politica. L’Europa non può più considerare scontata la propria posizione nel mondo e deve interrogarsi su come proteggere la democrazia senza tradirne i principi.
In un tempo di grandi tensioni, la democrazia resta un sistema imperfetto, ma ancora il migliore disponibile. Difenderla significa riconoscere i rischi, evitare semplificazioni e mantenere vivo il controllo sul potere, anche quando assume forme nuove e meno visibili.