ChemiCare, PMI biotech e spin-off dell’Università del Piemonte Orientale specializzata nello sviluppo di terapie innovative per malattie rare e autoimmuni, annuncia la chiusura di un round di investimento da 2,5 milioni di euro.
2,5 milioni a ChemiCare
L’operazione vede la partecipazione di CDP Venture Capital SGR S.p.A. (attraverso il Fondo Rilancio e il Fondo Piemonte Next, sottoscritto da FinPiemonte), Bio4Dreams S.p.A. e Bridge4Pharma S.r.l.
Nata dall’esperienza accademica di Tracey Pirali (professoressa di Chimica farmaceutica) e Beatrice Riva (esperta di Farmacologia) presso il Dipartimento di Scienze del farmaco dell’Università del Piemonte Orientale, ChemiCare utilizzerà le nuove risorse per accelerare la transizione della sua ricerca dal laboratorio ai pazienti. La priorità dell’azienda è portare il candidato farmaco principale, CIC-39, alla fase di sperimentazione clinica entro i prossimi 18 mesi. CIC-39 è stato sviluppato come prima indicazione terapeutica per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD), una grave malattia degenerativa pediatrica per la quale mancano ancora cure risolutive.
Il potenziale di CIC-39 è già stato riconosciuto dai principali enti regolatori: il farmaco ha ottenuto la designazione di Farmaco Orfano sia dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che dall’americana Food and Drug Administration (FDA), garantendo a ChemiCare un periodo esteso di esclusiva di mercato. Oltre alla DMD, l’azienda sta espandendo la propria piattaforma per applicare questa tecnologia anche a malattie autoimmuni croniche come la sclerosi multipla e il lupus eritematoso sistemico.
«Nel campo della distrofia muscolare di Duchenne ci sono pochissimi composti efficaci – commenta Beatrice Riva, co-fondatrice e CEO di ChemiCare –. È incredibilmente gratificante vedere che la nostra ricerca sul meccanismo SOCE ha gettato basi solide per una potenziale nuova terapia. Questo finanziamento trasforma anni di lavoro in un’opportunità reale per migliorare la vita dei pazienti».
«Sono orgogliosa di ciò che abbiamo raggiunto: questo progetto dimostra come la collaborazione tra accademia e industria possa creare valore reale – aggiunge Tracey Pirali, co-fondatrice e CTO –. Spero che CIC-39 possa portare benefici tangibili, ed eventualmente una cura, a chi soffre di malattie difficili. Vedere i nostri composti passare dal bancone del laboratorio agli studi clinici è la motivazione più grande».