Contrasto

Balzola, sopralluogo dei Carabinieri nella “Serra dello sballo”

Presenti comandanti locali dell'Arma, professore di agraria e responsabile del LASS dei Carabinieri di Alessandria

Balzola, sopralluogo dei Carabinieri nella “Serra dello sballo”

BALZOLA – Nella mattinata di ieri i Carabinieri hanno svolto un sopralluogo a Balzola per approfondire con la stampa locale l’operazione che ha portato alla scoperta di una “Serra dello sballo”. Erano presenti sul posto i comandanti locali dell’Arma, un professore di agraria e del responsabile del LASS dei Carabinieri di Alessandria.

I Carabinieri e un agronomo spiegano la “Serra dello sballo” a Balzola

Il Cap. Valerio Azzone, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Casale Monferrato, ha raccontato come un vasto laboratorio per la produzione di marijuana è stato scoperto e sequestrato in una cascina a Balzola, dove le forze dell’ordine hanno arrestato tre persone colte in flagranza mentre caricavano sacchi di droga su un furgone. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 410 chilogrammi di marijuana già lavorata e oltre 1.800 piante defogliate, coltivate in un impianto attrezzato con lampade UV, sistemi di riscaldamento e tutto il necessario per la crescita e la maturazione delle piante. Secondo le stime degli investigatori, dal materiale sequestrato sarebbero state ricavate circa 160 mila dosi destinate al mercato nero, per un valore complessivo compreso tra uno e un milione e mezzo di euro. I tre arrestati, sorpresi mentre tentavano la fuga attraverso una botola collegata a un canale di scolo, sono due fratelli albanesi di 22 e 35 anni, senza fissa dimora ma regolari sul territorio nazionale, ora in custodia cautelare in carcere, e un cittadino italiano di 51 anni, ritenuto parte attiva nell’organizzazione e posto agli arresti domiciliari dopo la convalida.

Il prof. Ferruccio Battaglia, insegnante dell’istituto tecnico agrario “Luparia” di San Martino di Rosignano, ha poi spiegato come la coltivazione della marijuana richieda condizioni ambientali particolarmente specifiche e complesse, difficili da garantire in modo naturale, soprattutto nei mesi invernali. La pianta necessita di circa 12 ore di luce al giorno, irrigazione costante ma non eccessiva e temperature stabili comprese tra i 25 e i 30 gradi per poter crescere correttamente. Nel caso descritto, i coltivatori sono riusciti a ricreare all’interno un ambiente artificiale altamente controllato, simile a quello delle serre o delle coltivazioni idroponiche, grazie all’uso di illuminazione artificiale, sistemi di riscaldamento e irrigazione. Un contesto che, eliminando parassiti e muffe, consente di migliorare la qualità finale del prodotto rispetto alla coltivazione in campo aperto. Il ciclo di crescita della pianta, che in natura richiede fino a sei mesi, è stato rispettato anche in questo caso: le piante sequestrate, mantenute volutamente a un’altezza contenuta, risultano coltivate da almeno quattro o cinque mesi, a conferma di un’attività organizzata e di lunga durata.

Il Lgt. Gianluca Belli, Responsabile del LASS dei Carabinieri di Alessandria, si è soffermato su come la coltivazione di marijuana scoperta all’interno della cascina si è presentata come un impianto altamente strutturato e tecnologicamente avanzato, progettato per massimizzare la resa e la qualità del prodotto. Il sistema è dotato di illuminazione artificiale, aerazione controllata e specifici substrati di coltivazione, elementi fondamentali per ottimizzare lo sviluppo delle piante. Le infiorescenze ancora visibili sui rami, la parte più resinosa e ricca di principio attivo della cannabis, confermano che l’intero impianto era finalizzato alla produzione di marijuana ad alta capacità drogante. Secondo gli esperti, la qualità finale del prodotto dipende sia dalla genetica del seme sia dalle condizioni di coltivazione: in questo caso, l’ambiente indoor con temperatura costante e ventilazione mirata ha consentito di evitare muffe e parassiti, garantendo un livello qualitativo elevato. Tutti gli elementi osservati indicano dunque una produzione organizzata e mirata alla realizzazione di una sostanza stupefacente particolarmente potente, destinata al mercato illegale.

Infine il Lgt. Alberto Tamma, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Balzola, si è soffermato sulle indagini, rivelando che il caseggiato era da tempo sotto osservazione delle forze dell’ordine a causa di sospetti movimenti anomali. I servizi di vigilanza hanno consentito di monitorare il continuo via vai, fino a quando l’arrivo di un furgone ha fatto scattare l’intervento. L’area è stata immediatamente cinturata e tre persone sono state sorprese mentre tentavano la fuga dal retro dell’edificio, attraverso un canale di irrigazione, venendo bloccate e arrestate. All’interno della cascina è stato scoperto un vasto impianto di coltivazione e lavorazione della marijuana. Nel furgone erano già stati caricati circa 40 sacchi di sostanza stupefacente, per un peso complessivo di circa 400 chilogrammi, già defogliata e pronta per la distribuzione. La cascina era segnalata da alcuni mesi ed era oggetto di un’attività di osservazione discreta, che ha portato al blitz alla prima occasione utile. Gli investigatori ritengono che un’operazione di queste dimensioni non possa essere stata gestita da una sola persona e sono in corso ulteriori accertamenti per individuare eventuali complici.