Il fondo americano Flacks non sarebbe più interessato ad acquisire la più grande acciaieria d’Europa con due stabilimenti in Piemonte, l’ex Ilva oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
L’offerta di Jindal per l’ex Ilva
In compenso si sarebbe fatto di nuovo avanti con un’offerta vincolante Jindal Steel International. Il gruppo del magnate indiano, cugino dei proprietari delle acciaierie di Piombino, aveva partecipato mesi fa alla manifestazione di interesse, ma poi aveva fatto un passo indietro.
Nella sua offerta, Flacks si era impegnato a mantenere 8.500 degli attuali 10.000 lavoratori dell’ex Ilva in Italia. Ma quando i commissari gli avrebbero chiesto garanzie sugli investimenti alla transizione ecologica, il fondo americano non le avrebbe fornite, sfilandosi quindi di fatto dalla competizione per l’acquisizione.
Gli indiani di Jindal, invece, sarebbero più competenti in siderurgia rispetto agli americani, ma vorrebbero tenere solo 4.500 operai e spostare una parte della produzione in Oman, un progetto ribattezzato Mini Ilva.
La situazione, quindi, resta incerta mentre l’acciaieria langue e la cassa integrazione è scaduta. A Novi Ligure, in provincia di Alessandria, i 600 operai lavorano solo due o tre giorni a settimana. A Racconigi, nel Torinese, lo stabilimento è fermo da mesi, preoccupati i sindacati che tornano a chiedere al Governo di fare in fretta.