cronaca

Pericolosa protesta al carcere di Vercelli: detenuto resta sul tetto per ore

Sappe “Polizia penitenziaria non può essere terminale della violenza, servono strumenti efficaci”

Pericolosa protesta al carcere di Vercelli: detenuto resta sul tetto per ore

Tensione ieri nella Casa Circondariale di Vercelli, dove un detenuto ventenne di origini algerine ha messo in atto una pericolosa protesta rimanendo sul tetto dell’istituto per circa undici ore.

La protesta al carcere di Vercelli

L’allarme è scattato alle ore 11, quando il detenuto, al termine dell’ora d’aria, si è arrampicato sul tetto dei cortili passeggi, raggiungendo la sommità delle scale del padiglione. L’uomo ha dichiarato di voler ottenere un trasferimento e minacciato di gettarsi nel vuoto qualora il personale si fosse avvicinato per un intervento di forza.

Il personale di Polizia Penitenziaria ha presidiato l’area garantendo una sorveglianza a vista costante tramite la Sala Regia e le sentinelle, evitando azioni che avrebbero potuto aggravare la situazione. Dopo ore di mediazione, che ha visto coinvolti i vertici dell’Istituto e la Sorveglianza Generale, la situazione si è sbloccata in serata grazie anche all’intervento del Magistrato di Sorveglianza. Le operazioni di recupero, effettuate in sicurezza dai Vigili del Fuoco tramite cestello meccanico, si sono concluse poco dopo le 22:00 senza alcun ferito.

“Quanto accaduto a Vercelli dimostra cosa significhi oggi essere Polizia Penitenziaria: non solo custodi, ma negoziatori e professionisti nella gestione delle crisi – dichiara Vicente Santilli, segretario per il Piemonte del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria -. I colleghi sono rimasti per ore con il fiato sospeso per proteggere la vita di chi minacciava di togliersela per una richiesta amministrativa come un trasferimento. Il nostro plauso  va a tutto il personale, al Comandante e al Direttore per la gestione strategica: non forzare l’intervento è stata la scelta vincente per evitare una tragedia. Tuttavia, non possiamo non denunciare come le carceri siano diventate palcoscenico di ricatti continui. Arrampicarsi sui tetti o minacciare il suicidio per ottenere benefici è un metodo che va stroncato con fermezza”.

“La Polizia Penitenziaria non può continuare ad essere il terminale della frangia violenta dei detenuti: servono strumenti di intervento e difesa operativa efficaci”, conclude il sindacalista, chiedendo che il detenuto venga perseguito con rigore per l’interruzione di pubblico servizio e i danni causati.

Il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, esprime piena solidarietà al personale di Vercelli, rinnovando la richiesta di interventi urgenti a tutela dei “baschi azzurri” e sollecitando misure concrete e immediate per garantire sicurezza, dignità lavorativa e condizioni operative adeguate.