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“Non ferire con le parole”: la Polizia incontra gli studenti della Scuola Ferrero di Alessandria

La Polizia incontra i bambini alla Scuola Ferrero: “Non ferire con le parole”, il messaggio condiviso con i piccoli cittadini del futuro

“Non ferire con le parole”: la Polizia incontra gli studenti della Scuola Ferrero di Alessandria

Le parole possono aiutare, consolare, unire. Ma possono anche ferire, escludere e lasciare un segno. Da questa idea è nato l’incontro svolto dalla Polizia di Stato con i bambini delle classi terze della Scuola Ferrero dell’Istituto Comprensivo “Sibilla Aleramo” di Alessandria, nell’ambito del progetto “Pretendiamo Legalità”.

“Non ferire con le parole”

Il tema scelto, “Non ferire con le parole”, è stato affrontato con un metodo semplice e coinvolgente, pensato per i più piccoli: non una lezione frontale, ma un percorso fatto di dialogo, immagini, musica e gioco.

Al centro dell’attività c’è stato il gioco dello scudo invisibile. Ogni bambino ha costruito simbolicamente il proprio scudo, scrivendo parole e frasi capaci di proteggere sé stesso e gli altri: “stop”, “rispetto”, “aiuto”, “scusa”, “insieme”, “ascolto”, ma anche frasi come “Non mi piace”, “Non è giusto”, “Ti aiuto io”, “Vieni con noi”, “Chiediamo aiuto”.

Attraverso il gioco, i bambini hanno imparato a distinguere le parole-sasso, che fanno male, dalle parole-scudo, che proteggono. Frasi come “Sei stupido”, “Vai via”, “Non giochi con noi” sono state trasformate in messaggi positivi: “Proviamo insieme”, “Ti aspetto”, “Vieni nel nostro gruppo”.

Un momento importante è stato dedicato anche alla musica. Le canzoni utilizzate durante l’incontro, in particolare “Le parole restano”, hanno aiutato i bambini a riflettere su un messaggio essenziale: una parola detta in pochi secondi può rimanere a lungo nel cuore di chi la riceve.

“L’incontro ha mostrato quanto sia importante la presenza della Polizia nelle scuole non solo per parlare di regole, ma per costruire fin da piccoli una cultura del rispetto, della responsabilità e dell’aiuto reciproco. La legalità, infatti, comincia anche da qui: dal modo in cui ci si parla, si include un compagno, si chiede scusa o si trova il coraggio di chiedere aiuto”.

Ai bambini è stata lasciata una regola semplice da ricordare: STOP, PARLO, CHIEDO AIUTO. Fermarsi, dire ciò che fa male, rivolgersi a un adulto quando serve, “Perché le parole non si vedono, ma si sentono. E proprio per questo vanno scelte con cura”.