Filo Diretto

Minori stranieri soli: un fenomeno in crescita che interroga il territorio

Aumentano gli arrivi di ragazzi senza famiglia. Servizi sociali e istituzioni chiamati a costruire percorsi di integrazione stabili

Minori stranieri soli: un fenomeno in crescita che interroga il territorio

La crescita del numero di minori stranieri non accompagnati rappresenta una delle sfide sociali più delicate degli ultimi anni. A Filo Diretto, insieme Marco Calgaro dell’ Associazione Tutori e Tutrici del Piemonte e all’assistente sociale del Cissaca Tiziana Piras, abbiamo parlato del fenomeno partendo da un dato significativo: in Italia si contano ormai migliaia di ragazzi arrivati senza genitori o familiari adulti di riferimento, spesso dopo viaggi segnati da guerre, violenze e povertà.

Un fenomeno in crescita

Nel corso della trasmissione è stato evidenziato come i flussi migratori siano profondamente cambiati nel tempo. Se in passato gli arrivi riguardavano prevalentemente giovani provenienti dal Marocco o dall’Albania, oggi la maggior parte dei minori arriva da Tunisia, Algeria ed Egitto. Molti affrontano percorsi estremamente traumatici, attraversando anche la Libia prima di raggiungere le coste italiane.

Una volta sbarcati, i ragazzi vengono inseriti nei circuiti di accoglienza. Tuttavia il sistema presenta ancora forti criticità. Tra i modelli esistenti, il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) viene considerato quello più efficace, grazie alla presenza di percorsi scolastici, supporto psicologico e progetti di inserimento lavorativo. Diversa invece la situazione dei CAS, i centri di accoglienza straordinaria, nati come soluzione temporanea ma spesso diventati strutture stabili.

Secondo quanto emerso durante il confronto, molti minori decidono autonomamente di spostarsi dal Sud al Nord Italia nella speranza di trovare opportunità migliori. Una volta intercettati dalle forze dell’ordine o dai servizi sociali, vengono presi in carico dai territori.

Il tema dell’integrazione è stato affrontato anche dal punto di vista della sicurezza sociale. Accompagnare questi ragazzi verso autonomia, formazione e lavoro significa infatti prevenire marginalità e disagio. L’obiettivo, è stato sottolineato, non deve essere la gestione dell’emergenza, ma la costruzione di percorsi strutturati e duraturi.

Il dibattito ha infine acceso i riflettori sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra enti locali, scuole, terzo settore e cittadinanza, affinché nessun minore venga lasciato solo nel momento più fragile della propria crescita.

La rete silenziosa dei tutori volontari

Tra i protagonisti meno conosciuti del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati ci sono i tutori volontari. Una figura spesso lontana dai riflettori ma centrale nel garantire protezione, diritti e integrazione ai ragazzi arrivati in Italia senza familiari.

Durante la trasmissione Marco Calgaro, consigliere dell’Associazione Tutori e Tutrici del Piemonte e Valle d’Aosta, ha raccontato il ruolo svolto quotidianamente da centinaia di volontari sul territorio.

Il tutore rappresenta legalmente il minore e lo accompagna nei percorsi scolastici, sanitari e burocratici fino alla maggiore età. Non vive con il ragazzo, ma ne segue la crescita collaborando con servizi sociali, scuole e comunità di accoglienza.

Per diventare tutore è necessario partecipare a un corso di formazione organizzato a livello regionale, sostenere una valutazione finale ed essere inseriti nell’albo del Tribunale dei Minori. L’attività è completamente volontaria.

Calgaro ha sottolineato come, accanto agli episodi di cronaca negativa, esistano numerose storie di integrazione riuscita. Molti ragazzi riescono infatti a completare gli studi, trovare lavoro e costruirsi un futuro stabile grazie alla presenza di adulti di riferimento e di reti territoriali solide.

Un aspetto importante riguarda anche il rapporto umano che spesso si crea nel tempo. Sebbene il mandato termini al compimento dei 18 anni, molti tutori continuano a mantenere contatti con i giovani seguiti, offrendo supporto anche nelle prime fasi della vita adulta.

Durante il confronto è stato inoltre ribadito che il tutore non opera mai da solo. In Piemonte esistono reti territoriali e gruppi di confronto tra volontari che permettono di condividere esperienze, difficoltà e strumenti operativi.

L’appello finale è stato rivolto ai cittadini interessati a mettersi a disposizione. In una fase storica in cui i numeri dei minori accolti continuano a crescere, il bisogno di nuove figure di tutela è sempre più urgente.

Alessandria e l’accoglienza dei minori

Ad Alessandria il sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati coinvolge servizi sociali, comunità educative, famiglie affidatarie e associazioni del territorio. Una rete articolata che oggi si trova però a fare i conti con un aumento dei bisogni e con la mancanza di figure di supporto sufficienti.

Nel corso della puntata, l’assistente sociale Tiziana Piras ha tracciato un quadro della situazione locale. Il Cissaca, consorzio socioassistenziale che riunisce 29 comuni, segue attualmente decine di minori accolti tra strutture educative e famiglie affidatarie.

Quando un ragazzo arriva sul territorio, il primo intervento viene gestito attraverso il pronto intervento sociale in collaborazione con le forze dell’ordine. Successivamente, dopo una prima valutazione, il minore viene inserito nella soluzione più adeguata: comunità educative, appartamenti protetti oppure famiglie affidatarie.

Particolare attenzione viene dedicata proprio all’affido familiare. Attraverso progetti sostenuti anche da fondi europei, il territorio sta cercando nuove famiglie disponibili ad accogliere i ragazzi e accompagnarli nella quotidianità.

Resta però aperto il problema della carenza di tutori volontari. Diversi minori risultano ancora in attesa della nomina di una figura di tutela, con conseguente aggravio di responsabilità per i servizi sociali.

Durante il confronto è stata chiarita anche la differenza tra tutore e affidatario. Il tutore svolge una funzione legale e rappresentativa, mentre l’affidatario segue concretamente il ragazzo nella vita quotidiana, occupandosi di educazione, istruzione e relazioni familiari.

Gli ospiti della trasmissione hanno sottolineato come l’integrazione non possa essere lasciata all’improvvisazione. Per funzionare servono continuità, collaborazione tra enti e una partecipazione attiva della comunità locale.

L’obiettivo condiviso resta quello di offrire ai ragazzi non soltanto protezione immediata, ma anche reali opportunità di crescita e autonomia.

Per chi volesse informazioni su come diventare tutore scrivere all’indirizzo e-mail garante.infanzia@cr.piemonte it.