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Dall’ingegneria alla narrativa: Marcello Colona racconta il successo della sua prima opera

L’autore alessandrino, ospite a Filo Diretto, presenta “La ragazza della Lomellina”, romanzo che unisce introspezione, memoria e osservazione della società

Dall’ingegneria alla narrativa: Marcello Colona racconta il successo della sua prima opera

Un ingegnere nucleare che diventa scrittore. È la storia di Marcello Colona, autore deLa ragazza della Lomellina”, romanzo che sta ottenendo importanti riscontri tra lettori e addetti ai lavori.

La nascita de “La ragazza della Lomellina”

Dietro un percorso professionale costruito tra industria e tecnologia si nascondeva da tempo una passione per la scrittura. Marcello Colona, ingegnere nucleare di formazione, ha raccontato come il desiderio di scrivere lo accompagni fin dagli anni del liceo, quando collaborava alla realizzazione di un giornalino studentesco.

Da questa inclinazione è nato La ragazza della Lomellina, un romanzo che affronta temi universali come la memoria, la famiglia, l’amore e la ricerca della propria identità. L’opera è stata pubblicata da una casa editrice torinese e, a poche settimane dall’uscita, ha già raccolto un interesse significativo da parte del pubblico.

L’autore sottolinea come il lavoro tecnico e quello narrativo non siano mondi così distanti. Se l’ingegneria permette di comprendere il funzionamento della realtà, la letteratura offre invece gli strumenti per raccontare la complessità delle persone e delle emozioni.

Il libro è frutto di un lungo percorso creativo durato circa quattro anni, caratterizzato da ricerca storica, stesure successive e numerose revisioni. Un lavoro che ha consentito all’autore di sviluppare una voce narrativa personale, capace di intrecciare vicende private e trasformazioni sociali.

Particolarmente importante è stato il riscontro ricevuto dai lettori, soprattutto dalle donne, che hanno trovato nella protagonista Simona un personaggio autentico e facilmente riconoscibile. Non un’eroina fuori dall’ordinario, ma una donna che affronta la vita con le sue fragilità e la sua capacità di reagire.

Guardando al futuro, Colona non esclude la possibilità di un seguito. L’idea di una nuova storia esiste già e potrebbe riportare i lettori a seguire il percorso della protagonista in una fase successiva della sua vita. Un progetto ancora in fase embrionale, ma che conferma la volontà dell’autore di proseguire il cammino intrapreso con il suo esordio narrativo.

Memoria e radici familiari

La memoria non è soltanto un esercizio nostalgico, ma uno strumento per interpretare il presente. È questa la visione che attraversa il romanzo di Marcello Colona e che emerge con forza nel racconto della protagonista Simona.

Attraverso i ricordi della propria famiglia, la donna ripercorre vicende che attraversano oltre un secolo di storia italiana. Dall’emigrazione verso il Sud America alle esperienze della Resistenza, fino ai profondi cambiamenti sociali vissuti tra gli anni Sessanta e Novanta, il passato diventa una chiave di lettura per comprendere il mondo contemporaneo.

Particolare attenzione viene dedicata alla storia degli emigranti piemontesi, protagonisti di spostamenti continui tra Europa e Argentina alla ricerca di opportunità di lavoro. Un fenomeno poco conosciuto che l’autore ha approfondito attraverso una ricerca storica accurata.

Tra le pagine del romanzo trova spazio anche il tema della malattia, rappresentato attraverso la figura della madre della protagonista, colpita dall’Alzheimer. La perdita progressiva dei ricordi assume così un valore simbolico che va oltre la vicenda personale e richiama il rischio di perdere il legame con la propria storia.

Uno degli aspetti più apprezzati dell’opera è la capacità di affrontare questi temi senza retorica. Il racconto si concentra sulle persone, sulle loro scelte e sulle difficoltà quotidiane, evitando interpretazioni ideologiche o letture politiche.

Il messaggio che emerge è chiaro: conoscere le proprie radici aiuta a costruire una maggiore consapevolezza di sé. In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e continui, la memoria rappresenta un punto di riferimento indispensabile per affrontare il futuro senza perdere il senso della propria identità.

Un romanzo che racconta la forza di rialzarsi

Non ci sono eroi né imprese straordinarie ne La ragazza della Lomellina. Al centro della storia c’è una donna comune, Simona, che affronta le sfide dell’esistenza con determinazione e fragilità, proprio come accade a molte persone nella vita reale.

Il romanzo esplora il dolore in tutte le sue forme: la malattia, le assenze affettive, le delusioni e le ferite che inevitabilmente accompagnano il percorso umano. L’autore sceglie di non nascondere queste esperienze, ma di raccontarle con sensibilità e autenticità.

Accanto alla sofferenza trova spazio anche l’amore. Le relazioni rappresentano punti di riferimento fondamentali nel cammino della protagonista, aiutandola a cercare una nuova direzione nei momenti più difficili. L’amore, tuttavia, non viene idealizzato: è una presenza concreta, fatta di sostegno, comprensione e crescita personale.

Uno dei simboli più efficaci del romanzo è la danza. Per Colona la vita assomiglia a un continuo movimento in cui ciascuno è chiamato ad adattarsi agli imprevisti, alle cadute e ai cambiamenti. Continuare a danzare significa non arrendersi, mantenere viva la capacità di guardare avanti e conservare la speranza.

Anche quando affronta il tema della disillusione, l’autore evita il pessimismo. La consapevolezza maturata con l’esperienza non coincide con la rinuncia ai sogni. Al contrario, proprio i sogni restano il motore che permette di affrontare il futuro.

È questa la lezione che emerge dalla storia di Simona: la forza non consiste nell’essere invincibili, ma nel continuare il proprio cammino nonostante le difficoltà, senza perdere la capacità di amare, ricordare e sperare.