Presso la Camera di Commercio di Alessandria-Asti, si è tenuto un incontro per analizzare il nuovo Piano Casa, le potenziali ricadute sul territorio Alessandrino e il conflitto tra il decreto e la normativa regionale.
L’analisi del Piano Casa
All’incontro hanno partecipato istituzioni, associazioni, enti e organizzazioni sindacali che hanno dato un importante contributo alla discussione, ed è stato redatta una relazione dettagliata della giornata, già trasmessa al Prefetto di Alessandria in modo conosca le istanze sindacali e del territorio in materia.
Secondo quanto emerso nell’incontro, il Piano casa “non risponde alla situazione contingente e manca di progettualità concreta. Alle due tematiche occorrono percorsi distinti e al territorio tempistiche ben più brevi di quelle descritte nel dispositivo di legge”.
Secondo i relatori, serve “una quantificazione certa delle risorse a disposizione di regione e provincia tanto più che il dispositivo regionale è a invarianza finanziaria” ed una “chiarezza interpretativa sulle norme della legge nazionale e quella regionale talvolta palesemente in contrasto”.
Dubbi anche sull’’istituzione della nuova figura del “Commissario” che “depotenzierà il ruolo di regioni e comuni” e sul censimento a 30 giorni del patrimonio pubblico che lo stesso dovrà condurre, il quale “non è solo poco credibile ma con l’apertura a soggetti privati o diversi (enti, fondi, imprese) rischia di alienare possibili soluzioni abitative (quando non gli stessi alloggi popolari) per i soggetti più fragili (oggi in aumento) in favore di una nuova stagione di speculazioni agevolate da una pericolosa sburocratizzazione e deregolazione normativa”.
Il rischio si compia un ulteriore passo verso la cartolarizzazione degli immobili pubblici è stato riconosciuto da tutti i relatori presenti e “ciò determinerà un rischio sociale altissimo in special modo con l’economia attuale”.
“I tagli pesantissimi al Fondo di Morosità incolpevole che passerà dai 22 mln del 2026 ai 2 mln del 2027 e per il quale è previsto un nuovo meccanismo di rifinanziamento che passerà da un prelievo sugli affitti degli assegnatari non solo è incredibilmente insufficiente (basti pensare al valore della morosità incolpevole della sola provincia di Alessandria) ma toglierà ulteriori risorse agli enti creando un principio nel quale i più poveri rifinanziano uno strumento di sostegno per i più poveri”, aggiungono.
“Al Piano Casa si riconosce l’unico merito di aver riportato al centro del dibattito nazionale il problema della casa ma ciò che emerge è che contenga in maggioranza promesse a fini elettorali e un’assenza di risposte immediate ad un’emergenza stringente che rischia di generare violenti problemi sociali – aggiugono i relatori -. Regione Piemonte e Governo hanno dimostrato, sottraendosi al confronto preventivo con gli attori di settore (OO.SS. e Associazioni della Proprietà), una scarsissima attenzione al problema, ai bisogni reali e ai bisognosi”.
I relatori chiedono, pertanto: il recupero dell’esistente in via prioritaria, risorse pubbliche certe per il recupero dell’esistente, risorse pubbliche regionali a bilancio dell’Ente per il recupero dell’esistete; rifinanziamento con risorse adeguate dei fondi a sostegno degli affitti e per le morosità incolpevoli.
SUNIA e UNIAT Alessandria sottolineano che, nello specifico del territorio alessandrino, lavoreranno per creare una maggiore sinergia fra Istituzioni, OO.SS. e Associazioni della Proprietà e del terzo Settore “anche attraverso un maggiore utilizzo dei patti territoriali per calmierare il valore degli affitti nel mercato privato, incentivare l’utilizzo del patrimonio privato recluso e convogliare energie e risorse del territorio verso strumenti condivisi utili ad agevolare l’incontro fra proprietà e inquilinato o comunque per stabilire linee comuni di intervento”.
“Per ciò che riguarda il capito ERP riteniamo necessario un nuovo censimento degli alloggi pubblici non assegnabili e/o occupati in provincia condotto congiuntamente da tecnici dell’Ente ed impiegati comunali – aggiungono -. In ultimo sarà necessario discutere con ATC del meccanismo di riconoscimento delle decadenze degli assegnatari che in modo particolare mette in grave difficoltà di intervento e gestione le stesse amministrazioni comunali. Un’ultima fortissima preoccupazione emersa riguarda il progetto di legge in discussione sulla facilitazione degli sfratti che se approvato, in un contesto come quello descritto, creerà un ulteriore problema di difficile risoluzione per i Comuni ed introdurrà un altro rischioso elemento di conflitto sociale”.