Lotta ai Pfas

Rinnovo dell’AIA Syensqo, il comitato Ce l’ho nel sangue: “Stop ai PFAS e bonifica della Fraschetta”

Il comitato chiede bonifica integrale del territorio, stop alla produzione di tutti i PFAS, monitoraggio sanitario permanente della popolazione esposta

Rinnovo dell’AIA Syensqo, il comitato Ce l’ho nel sangue: “Stop ai PFAS e bonifica della Fraschetta”

Presidio questa mattina del comitato “Ce l’ho nel Sangue” in via Galimberti ad Alessandria durante la Conferenza dei Servizi dedicata alla conclusione del procedimento per il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dello stabilimento Syensqo.

Stop ai Pfas e bonifica Fraschetta

Quello del comitato è un messaggio chiaro: fermare la produzione dei PFAS, avviare la bonifica del territorio e mettere la tutela della salute pubblica al centro delle decisioni.

Secondo il comitato, il rinnovo dell’AIA rappresenta una scelta destinata a incidere sul futuro della Fraschetta per i prossimi dieci anni, poiché stabilirà quali produzioni potranno proseguire, quali sostanze potranno essere utilizzate e i limiti emissivi applicabili all’impianto.

Gli attivisti denunciano di essere rimasti esclusi dal processo decisionale e sottolineano come le richieste della comunità siano chiare e non più rinviabili: bonifica integrale del territorio, stop alla produzione di tutti i PFAS, monitoraggio sanitario permanente della popolazione esposta e una legge nazionale che vieti l’intera classe di queste sostanze.

“Per sei anni gli enti hanno consentito a Solvay, oggi Syensqo, di continuare a produrre mentre il procedimento per il rinnovo dell’A.I.A. restava aperto. – spiegano – Sei anni nei quali l’azienda ha potuto continuare a sfruttare produzioni e molecole che oggi ritroviamo nell’ambiente e nel sangue delle persone che vivono nella Fraschetta. Sei anni nei quali l’industria chimica ha avuto tutto il tempo per programmare il proprio futuro produttivo. Perché è così che funzionano le multinazionali: quando una sostanza finisce sotto accusa, quando emergono i suoi effetti, quando diventa impossibile continuare a difenderla, si passa alla molecola successiva. Per questo oggi dobbiamo smettere di fare distinzioni tra PFAS “buoni” e PFAS “dannosi”, come se fosse possibile affidarci a una scommessa sulla prossima molecola”.

Il comitato, inoltre, aggiunge: “Con un processo penale per disastro ambientale che inizierà il prossimo 16 novembre, con analisi che hanno dimostrato la presenza di PFAS nel sangue della popolazione e con decenni di contaminazione alle spalle, ci sembra semplicemente assurdo che si continui a discutere di cosa possa ancora essere prodotto in quello stabilimento”.

I dettagli nel nostro servizio in onda nel tg delle 12.30