La sala Madri Costituenti della Città metropolitana di Torino ha ospitato il convegno «Cariche di cura, Il lavoro invisibile delle donne tra salute, famiglia e occupazione», un incontro promosso dalla Consigliera di Parità della Città metropolitana di Torino e dalla Fondazione FARO. L’evento ha riunito esponenti del mondo accademico, imprenditoriale, assistenziale e della sanità per affrontare il tema del lavoro assistenziale non retribuito e il suo impatto su occupazione, salute e previdenza sociale.
Il convegno «Cariche di cura» accende i riflettori sull’impatto del lavoro assistenziale su salute, occupazione, pensioni
Il dibattito ha preso le mosse dalla natura del lavoro di cura — materiale, organizzativo e relazionale — che in Italia grava per il 76% sulle spalle delle donne. Questo carico si inserisce in un modello di welfare di stampo familistico che delega alla sfera privata la gestione di figli, anziani e persone non autosufficienti, sopperendo alle carenze dei servizi pubblici. Una disparità che coinvolge sia le assistenti familiari professioniste, spesso sommerse e poco riconosciute, sia le caregiver familiari, le quali subiscono forti penalizzazioni in termini di carriera, divario retributivo e trattamenti pensionistici.
I lavori si sono aperti con l’intervento di Elisa Raffone, Consigliera di Parità della Città metropolitana di Torino, che ha sottolineato la necessità di individuare misure compensative per un sistema economico strutturalmente sbilanciato. Successivamente sono seguiti i saluti istituzionali di Rossana Schillaci (consigliera metropolitana delegata alle Politiche sociali e di parità), Chiara Cerrato (consigliera di Parità Generale della Regione Piemonte), Maria Grazia Grippo (Presidente del Consiglio Comunale di Torino) e Luigi Stella (direttore generale della Fondazione FARO), il quale ha ricordato il valore della Certificazione per la Parità di Genere e l’importanza di una reale condivisione dei carichi assistenziali.
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Il 76% del lavoro di cura non retribuito sulle spalle delle donne: il peso invisibile che frena le loro vite
La sessione introduttiva ha visto il contributo di Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione “Medicina a misura donna”, focalizzato sulla salute delle donne e sulla necessità di una prevenzione genere-specifica per contrastare il logoramento fisico e psicologico di chi presta assistenza. Manuela Naldini, docente di Sociologia all’Università di Torino, ha delineato il quadro sociologico italiano, evidenziando come l’invecchiamento demografico e il care deficit impongano un superamento della delega alle sole famiglie attraverso politiche di condivisione tra generi e istituzioni.
Durante la tavola rotonda, moderata da Marina Sozzi della Fondazione FARO, diversi esperti si sono confrontati sulle criticità operative e culturali del settore:
Formazione e integrazione dei servizi: Ileana Leardini (direttrice Consorzio Ovest Solidale) e Massimo Rizzato (SFEP Città di Torino) hanno evidenziato la complessità emotiva e sanitaria del lavoro di cura, rimarcando l’urgenza di collegare formazione, servizi e famiglie, rendendo operativi i LEPS di processo previsti dal Piano per la Non Autosufficienza. È stata inoltre rimarcata l’importanza di coinvolgere maggiormente gli uomini nelle attività di cura per abbattere gli stereotipi di genere.
Supporto ai caregiver e lavoro di rete
Supporto ai caregiver e lavoro di rete: Paola Sderci, responsabile del Servizio Sociale dell’Asl TO3, ha illustrato il fenomeno del burnout tra i caregiver informali, proponendo un modello di presa in carico integrata tra servizi sanitari, sociali e reti territoriali per garantire momenti di sollievo alle famiglie.
Cultura organizzativa e aziende: Franco Tartaglia, psicologo del lavoro, ha analizzato il ruolo dei processi aziendali, evidenziando la necessità di affiancare a strumenti strutturali (come gli asili nido aziendali) una cultura organizzativa priva di bias di genere nei percorsi di selezione e valutazione.
A conclusione della giornata, Elisa Raffone ha ribadito che il riconoscimento economico, professionale e sociale della cura rappresenta la strada maestra per ridurre il gap di genere e garantire maggiore autonomia e pari opportunità alle donne.