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Bricco dei Guazzi, l’Alta Petit del Monferrato

La tenuta del Leone Alato punta all’eccellenza attraverso la riscoperta di vitigni autoctoni nei cru censiti da Luigi Veronelli.

Bricco dei Guazzi, l’Alta Petit del Monferrato
Altro 04 Dicembre 2021 ore 09:07

Terra genuina e schietta, meno generosa delle vicine Langhe e Roero, il Monferrato è contraddistinto da dolci colline e irte coste, echi dell’antico mare che oltre venti milioni di anni fa ricopriva quest’area tra le province di Asti e Alessandria, delimitata a nord dal fiume Po. Le radici delle vigne devono compiere un piccolo sforzo nel cercare l’acqua in profondità, scendendo attraverso il terreno marnoso-calcareo con inclusioni tufacee. In superficie, le piante godono di un’insolazione ottimale dovuta alle marne bianche che riflettono i raggi solari, avvolgendo l’uva e portandola sempre a completa maturazione, mentre le brezze che arrivano dalle Alpi contribuiscono sensibilmente a mantenere i grappoli sani e ricchi di aromi fruttati.

Bricco dei Guazzi, Olivola e gli Infernot

Nel borgo medievale di Olivola l’arte della vinificazione si intreccia da sempre alla sostenibilità ambientale e sociale, in un forte connubio tra natura, persone e architettura. Bricco dei Guazzi si trova sulla cima di una collina, meglio nota in dialetto piemontese come bric, incastonata in trentatré ettari di vigneti affacciati sull’arco alpino occidentale, in un susseguirsi di boschi, pascoli e campi a seminativo.
La prima cantina risale al 1400 e le tracce delle tecniche e degli strumenti utilizzati in passato per vinificare sono ancora visibili all’interno dell’azienda: è presente una botte originale in legno da 200 ettolitri, costruita sul posto, e le vasche di fermentazione in muratura scavate sotto la corte della villa, dove i carri scaricavano l’uva lavorata poi “in caduta”. Caratteristici del territorio, gli infernot di Bricco dei Guazzi sono raccordati ad una galleria che porta al cortile e sono facilmente visitabili tramite il Circuito degli infernot che si snoda in 9 comuni del territorio, dichiarato patrimonio UNESCO dal 2015. I vigneti cru di Barbera e Albarossa censiti da Veronelli, il terroir del bric, i 500 anni di esperienza nella viticoltura e i nobili antenati fanno parte dell'identità di Bricco dei Guazzi e del suo motto “alta petit”, ovvero puntare all’eccellenza, attraverso la crescita e la continua innovazione. Nei suoi oltre seicento anni di storia, la tenuta è sempre stata in grado di veicolare un territorio caratteristico come il Monferrato attraverso vini fortemente identitari, ospitati in vigneti che mantengono il proprio nome storico, quali il San Gonino (conosciuto anche come Cedro, dal nome della pianta secolare) e La Presidenta, definiti da Veronelli cru molto buoni.

La Presidenta, Blend di Barbera e Merlot

La Presidenta è un rosso che ha bisogno di pazienza prima di rivelarsi al bicchiere e che già dal nome rivela il suo carattere elegante e complesso. Le uve provengono dai migliori vigneti di Merlot del cru Angolo e dalla Barbera del cru San Gonino, censito da Luigi Veronelli nel 1975. La Barbera cresce in pieno sud, su un terreno caratterizzato da marne calcaree alternate a suoli più ricchi di argilla e ferro. L’uva, a cordone speronato con basse rese, dà un vino profumato ed elegante. Il Merlot è coltivato a nord-ovest, su terreno dello stesso tipo, che conferisce eleganza e finezza.

Note di vinificazione e degustazione

Le uve vengono raccolte secondo i rispettivi tempi di maturazione ed effettuano separatamente la fermentazione alcolica in vasche d’acciaio a temperatura controllata. Il taglio viene effettuato a fermentazione svolta, segue un affinamento in barrique di rovere di secondo passaggio per almeno 12 mesi, seguiti da almeno 6 di bottiglia. Dal colore rosso rubino intenso, porta note di ciliegia matura e di confettura di fragola, chiudendo in un intrigante finale di torrefazione (polvere di cacao e caffè). Il sorso, dal tannino lungo e avvolgente, è caratterizzato dal perfetto equilibrio fra la freschezza della regina del Monferrato e la morbidezza del re dei vitigni internazionali: un matrimonio su cui Bricco dei Guazzi ha posto la sua nobile corona con il nome femminile La Presidenta.

Pitch finale

Il vino è da sempre protagonista indiscusso del vivere a Bricco dei Guazzi, come testimonia la sua storia già dal quindicesimo secolo, a cui risale la prima cantina, ora utilizzata come sala degustazione da cui partono gli infernot. Per preservare l’autenticità dell’arte del fare il vino, si è scelto di recuperare ogni ambiente in un ciclo produttivo unico e irripetibile, fondendo costruzioni e ammodernamenti fatti in epoche successive. L'ampliamento della parte produttiva avvenuto nel 1700 si traduce oggi in un grande spazio per l'affinamento in legno, in cui si possono ammirare la botte grande da 200 hl in legno costruita sul posto e le vasche di fermentazione in muratura scavate sotto al piazzale d’arrivo dei carri, quando la vinificazione avveniva per caduta. Bricco dei Guazzi aderisce da vent’anni alla lotta integrata volontaria promossa dalla Regione Piemonte, limitando il numero di trattamenti in vigna e pianificando gli interventi grazie al contributo della centralina agrometeorologica HORTA, in collaborazione con l’Università di Piacenza. L’irrigazione del prato e del giardino di Villa Guazzo Candiani sfrutta un ingegnoso sistema di cisterne scavate nella roccia, in passato utilizzate come metodo di decantazione naturale e oggi trasformate in contenitori per la raccolta di acqua piovana.

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