TORTONA – Metterci la faccia, incontrare le persone ascoltando anche gli altri punti di vista e ricordarsi sempre che è più importante “arrivare meglio che arrivare prima”: è questo l’elisir di lunga vita del settimanale diocesano tortonese Il Popolo, che festeggia 130 anni dalla sua fondazione e che, come ha ricordato il vescovo di Tortona, Guido Marini, ha un nome molto significativo.
Ieri tavola rotonda con Ferruccio De Bortoli e Francesco Ognibene
<<E’ un termine antico – ha affermato Sua Eccellenza -, che ci riporta alla scrittura rispolverata dal Concilio Vaticano II e a quell’espressione “popolo di Dio” qui declinata sul territorio e in mezzo alla gente>>. Sì, perché, il filo ricorrente del pomeriggio di festa organizzato ieri nel cortile del museo diocesano di Tortona, è stato proprio quel ritrovarsi per condividere opinioni e porsi domande, cercando di essere leali nei confronti della realtà, che, spesso si presenta complessa e contraddittoria e che altrettanto troppo spesso, quando non è chiara, si tende a plasmare a proprio piacimento, magari per avere un like in più sul proprio articolo sul web. <<Ma – come hanno ricordato due autorevoli penne di levatura nazionale quali sono Ferruccio De Bortoli e Francesco Ognibene, rispettivamente giornalisti de Il Corriere della Sera e di Avvenire, che hanno arricchito con la loro presenza i festeggiamenti per Il Popolo – se tu non rappresenti correttamente la realtà, quest’ultima presto o tardi si prenderà la rivincita su di te, che nel frattempo “ti sei perso” perché eri troppo preso ad occuparti di produrre un “pezzo performante”>>. La chiave per aprire la porta giusta è invece, come suggerisce il titolo del convegno “Custodire voci e volti umani”, ispirarsi al Messaggio scritto dal Papa per l’ultima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: bisogna essere al servizio della popolazione attraverso una professione giornalistica che prima di tutto deve rispettare le regole deontologiche, non perdendo di vista “l’importanza sociale della verità” e avendo al tempo stesso il coraggio di dire pure quello che la comunità non vuole sentirsi dire>>.
In apertura di lavori, i ringraziamenti del direttore de Il Popolo Matteo Colombo alla Fondazione Mons. Igino Bandi, ai caporedattori Daniela Catalano e Marco Rezzani, a tutti i collaboratori del settimanale ed alle autorità presenti, seguiti dal saluto di Mauro Ungaro, presidente nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. Moderati dall’ex direttore del TG3 e dei TGR Rai Ennio Chiodi, a sua volta storico collaboratore de Il Popolo – De Bortoli ed Ognibene hanno ragionato sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in ambito giornalistico: un terreno molto delicato, che, senza una corretta coscienza professionale, rischia di capitolare in una fascinazione che impigrisce le menti, a discapito di un’informazione corretta ed artigianale, costruita attraverso la curiosità, la verifica delle fonti e un po’ di sana fatica. Lo stesso Papa Leone XIV, nella sua enciclica Magnifica Humanitas non demonizza l’AI, ma ricorda che “siamo un desiderio e non un algoritmo”. Il Santo Padre mette insomma in guardia gli utenti, parlando di “ecologia dell’informazione” e della necessità di “fare domande”, perché senza quelle non c’è più giornalismo e, in generale, non c’è più vita: tema ripreso dai relatori del convegno, ricordando quanto “fa bene” all’informazione ed all’editore di un giornale avere giornalisti che hanno un legame schietto, onesto coi propri lettori, che – come nel caso de Il Popolo – sono la “carta d’identità” di un territorio. E, mentre già nell’aria si parlava dell’attesa per la ricorrenza del 150° anniversario del giornale, gli allievi dell’Istituto ODPF Santachiara di Tortona (diretti da Cristina Montagnoli) ed il gruppo musicale di Broni Greezly Band hanno accompagnato l’apericena in musica in fino a tarda serata.
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Foto: Luigi Bloise/Il Popolo
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