Con l’ultima legge di Bilancio, i prezzi dei carburanti hanno subito un cambiamento sostanziale. Sulla base dei dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), al 7 gennaio 2026, i prezzi medi nazionali hanno accentuato un divario tra i due carburanti più comuni.
Rincaro carburanti
A lanciare l’allarme sul tema è anche l’Unsic, l’Unione nazionale sindacale imprenditori e coltivatori: “La benzina self-service è scesa a 1,65 euro al litro, mentre quella servita al distributore è a quota 1,79 al litro. Il diesel, aumentato, è passato a 1,67 al litro quello self-service, mentre quello servito ha raggiunto quota 1,80 al litro. Si è verificato quindi il sorpasso tra i due carburanti, rendendo ormai il diesel poco concorrenziale rispetto alla benzina. Tra l’altro nei primi giorni di questo gennaio la benzina continua a scendere, mentre il diesel a salire. – spiegano – Il sorpasso del gasolio è stato causato principalmente dal riallineamento delle accise, una misura prevista già dal Pnrr per motivi sia ambientali sia di bilancio. In passato il gasolio è stato favorito da una tassazione più bassa, tanto che molti automobilisti, oltre agli agricoltori, hanno puntato su questo carburante, nonostante il maggior impatto ambientale. Ora la riforma, spinta dall’Unione europea, punta a ridurre i cosiddetti “Sad”.
“I maggiori costi porteranno all’aumento dei prezzi e i rincari colpiranno anche i tanti cittadini che usano i mezzi diesel – è il commento di Carlo Franzisi dell’Unsic –. L’aumento delle accise sul gasolio, in vigore dal primo gennaio, rischia infatti di avere ripercussioni particolarmente negative specie per le aree interne e montane, con particolari rischi per la filiera agroalimentare, ma anche sul potere d’acquisto delle famiglie”.
“Nelle zone rurali e montane, tanti cittadini hanno scelto di vivere soprattutto per una questione di risparmio economico – spiega Franzisi -. L’aumento del gasolio, bene primario per il trasporto e non solo, comporta rischi significativi per aumenti consequenziali sulla produzione alimentare e di beni primari, con ricadute sull’economia familiare. In sostanza siamo fortemente penalizzati. L’incidenza sulla filiera agroalimentare, con l’adeguamento dei costi dei trasporti, si riversa sul potere d’acquisto delle famiglie”.