l'incontro a cuneo

George Clooney conquista la platea: dal Kentucky ai diritti umani

Hanno partecipato tremila studenti delle scuole superiori di Alba, Mondovì, Saluzzo, Savigliano

George Clooney conquista la platea: dal Kentucky ai diritti umani

C’è un momento, durante l’ora di punta di un mercoledì qualunque a Cuneo, in cui il brusio di quasi tremila adolescenti si trasforma in un silenzio elettrico. Non è per l’arrivo di una rockstar,
ma per l’ingresso di un uomo che, a 64 anni, sembra aver barattato la patina di Hollywood con il peso, orgogliosamente portato, della responsabilità civile. George Clooney è salito mercoledì 8
aprile 2026 sul palco del Palazzetto dello Sport di Cuneo per l’appuntamento dei “Dialoghi sul Talento”, incontro organizzato dalla Fondazione Crc a cui hanno partecipato tremila studenti delle scuole superiori della provincia di Cuneo, arrivati da Alba, Mondovì, Saluzzo, Savigliano.

George Clooney conquista la platea: dal Kentucky ai diritti umani

George Clooney, elegante, abbronzato, con quello sguardo magnetico e tenebroso, che ha fatto innamorare milioni di donne nel mondo, George Clooney co-fondatore insieme alla moglie Amal, della Clooney Foundation for justice ha incantato nel vero senso della parola la giovanissima platea.

Sollecitato dalle domande della giornalista Mia Ceran ha iniziato scavando nelle radici della sua infanzia in Kentucky, dipingendo un ritratto vivido di un ragazzo che tagliava tabacco per 3
dollari l’ora sotto il sole cocente. Ha parlato del fallimento — quello vero, che brucia — come quando gli fecero capire che non sarebbe mai stato un campione di baseball. “Quella è stata la
mia fortuna”, ha confessato con quel mezzo sorriso che ha fatto la storia del cinema. “Ho imparato che il talento non è un dono immobile, ma una direzione che devi avere il coraggio di cambiare quando la strada si interrompe”.
E ancora di come suo padre gli abbia insegnato a conoscere la povertà e a non averne paura, fino ai suoi primi successi e all’ascesa che lo hanno portato alla realizzazione dei suoi sogni, al
matrimonio con Amal: “L’avvocato tra i migliori al mondo in tema di diritti” e quindi alla fondazione, nata nel 2016 per dare voce a chi voce non ce l’ha. Oggi la Clooney foundation può
vantare la liberazione di un centinaio di giornalisti che stavano raccontando la verità su quanto stava accadendo in contesti difficili, opera in oltre 40 paesi con l’obiettivo di fornire assistenza
legale gratuita per difendere i diritti umani, proteggere le vittime di abusi e perseguire i responsabili di crimini di guerra e atrocità di massa.

Un racconto interessante…

Un racconto interessante, che ha toccato anche temi di grande attualità come il conflitto tra America e Iran, voluto da un Donald Trump, che ha messo con le spalle al muro i democratici. Il
suo attacco al Presidente americano e a certa retorica populista non è stato un semplice sfogo da “liberal” californiano, ma un’analisi lucida sul valore della verità documentale. “Dovevamo
trovare un candidato che contrastasse Trump – ha detto – oggi non è un bel momento per la storia americana. Quello che mi spaventa sono i danni che vengono fatti alle cose. Sono
preoccupato per la Nato, perché è assurdo smantellare un’istituzione del genere. Sono in molti a sostenere il presidente, ma credo che affermare di voler sterminare una civiltà, sia un crimine
di guerra. Ci deve essere un confine alla decenza, ma noi dobbiamo capire cosa fare. I più ricchi del mondo si stanno facendo beffa dei più poveri, ma voi giovani dovete essere la
speranza”.

Clooney ha anche parlato di intelligenza artificiale

Ma Clooney ha anche parlato di intelligenza artificiale, dell’uso improprio e di come i tribunali debbano dotarsi di periti che possano, ad esempio, essere in grado di capire se un video è vero o se è girato con l’Ai: “Ho visto video online che avrei girato io stesso, ma che erano falsi e un altro con me e Obama che inneggiavamo Hitler”. Tutto questo è molto pericoloso, specie in fase di giudizio davanti a un tribunale. Le prossime generazioni avranno il compito di capire come fare per proteggerci da tutto questo”.
Ai ragazzi ha mandato messaggi precisi: “Non cercate di volere tutto subito. La vita è lunga, fatevi delle domande, cercate di ascoltare, di imparare, di progettare idee, perché non si sa mai
quale sarà il prossimo passo che dovremo compiere. Anni fa, con due amici, stavamo producendo tequila da regalare per Natale, una cosa piccola, nata per gioco e oggi siamo la seconda azienda produttrice di tequila al mondo”. “Ho imparato che il talento non è un dono immobile, ma una direzione che devi avere il coraggio di cambiare quando la strada si interrompe”.
Ha concluso: “Cercate chi la pensa in modo opposto a voi. Ascoltateli. Se la vostra idea è forte, non avrà paura del confronto. Se è debole, avrete imparato qualcosa di nuovo”. Un “dialogo sul talento” che, alla fine, si è rivelato un profondo dialogo sulla libertà.