Dalla carta stampata alle librerie, gli editoriali di un settimanale diocesano diventano occasione di dialogo con il territorio. Il libro di Matteo Colombo, ospite a Filo Diretto, racconta il valore del giornalismo locale e della riflessione condivisa.
Informare e riflettere
Nella puntata di oggi di Filo Diretto si è parlato di libri, ma soprattutto di comunicazione e radici locali. Ospite della puntata è stato Matteo Colombo, direttore responsabile del settimanale diocesano Il Popolo e autore del volume “Forse non è il caso”, che raccoglie anni di editoriali pubblicati sul giornale.
Il libro nasce dalle sollecitazioni dei lettori, desiderosi di ritrovare in un’unica opera le riflessioni settimanali che li hanno accompagnati nel tempo. Un progetto inizialmente accolto con esitazione, ma che si è rivelato capace di raggiungere anche un pubblico nuovo, non necessariamente legato al settimanale.
Durante la trasmissione è emersa con forza l’importanza dei giornali locali. In un’epoca dominata dalle notizie globali, i settimanali territoriali restano spesso l’unico strumento per raccontare ciò che accade nei quartieri, nelle parrocchie e nelle comunità. Non semplici “giornali di serie B”, ma veri custodi della memoria collettiva.
Colombo ha sottolineato anche la necessità di rinnovarsi, a partire dalla grafica e dalla chiarezza dei testi, per rispondere alle nuove esigenze dei lettori. Un impegno avviato già negli ultimi anni, ma destinato a proseguire.
Il settimanale diocesano si conferma così come uno spazio di informazione, cultura e riflessione, capace di unire cronaca e spiritualità. Un esempio di come la stampa locale possa ancora oggi svolgere un ruolo centrale nella vita del territorio.
Giovani e fede, una relazione da ricostruire
Uno dei momenti più intensi della trasmissione è stato dedicato al tema del rapporto tra giovani e Chiesa. Al centro del dibattito, la decisione di don Alberto Ravagnani, sacerdote molto seguito sui social, di lasciare il ministero.
Secondo Matteo Colombo, questa scelta ha colpito profondamente molti ragazzi che vedevano in lui un punto di riferimento. Il rischio, ha spiegato, è quello di trasmettere l’idea che la vocazione sacerdotale sia una costrizione, quando invece dovrebbe essere una scelta libera e autentica.
Il discorso si è poi ampliato alla crisi di partecipazione che coinvolge molte parrocchie. Dopo i sacramenti, numerosi giovani si allontanano dalla comunità, perdendo progressivamente il contatto con la vita ecclesiale. Una tendenza che non può essere spiegata solo con il cambiamento dei tempi.
Per Colombo, la vera sfida è la testimonianza. Non bastano linguaggi moderni o nuove iniziative se manca coerenza tra ciò che si dice e ciò che si vive. La credibilità passa prima di tutto dall’esempio quotidiano.
L’ospite ha parlato anche del proprio rapporto con la fede, vissuto in modo semplice, fondato sulla preghiera e sulla partecipazione alla Messa. Una spiritualità concreta, che mette al centro il dialogo personale con Dio.
La Chiesa, ha concluso, non deve misurare il proprio valore solo con i numeri, ma continuare a essere presente e autentica, anche quando il cammino diventa più difficile.
Scrivere per raccontare la vita
Nel corso della puntata, Matteo Colombo ha ripercorso anche il suo percorso di scrittore, diviso tra informazione e narrativa. Due mondi diversi, ma profondamente legati.
Da una parte c’è il giornalismo, fatto di rigore, verifica delle fonti e chiarezza espositiva. Scrivere per un settimanale significa offrire ai lettori informazioni affidabili e riflessioni equilibrate, senza perdere semplicità e concretezza.
Dall’altra parte c’è la narrativa, che rappresenta per l’autore uno spazio di libertà. Nei romanzi si può inventare, creare personaggi, esplorare emozioni e dare voce a storie interiori. Un ambito in cui Colombo dice di sentirsi “a casa”.
Questa doppia dimensione non è una contraddizione, ma una ricchezza. Secondo l’autore, ogni persona vive una continua oscillazione tra realtà quotidiana e dimensione emotiva. La scrittura riflette proprio questo movimento.
Non sono mancati riferimenti ai momenti più impegnativi, come l’editoriale dedicato alla morte di Papa Francesco, scritto con partecipazione e commozione. Un esempio di come il giornalismo possa diventare anche esperienza personale.
Infine, Colombo ha annunciato di aver concluso un nuovo romanzo, incentrato sul tema dell’attesa e narrato in prima persona da una protagonista femminile. Un’ulteriore tappa di un percorso che continua a unire passione, professionalità e desiderio di raccontare l’uomo e il suo tempo.