Si complica sempre di più la vicenda ex Ilva – oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria – in bilico sul fronte della trattativa di vendita col fondo americano Flacks.
Trema l’ex Ilva
Il tribunale di Milano ha infatti ordinato la sospensione, a partire dal prossimo 24 agosto, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento pugliese, se questo non adeguerà l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale. Una decisione, questa, maturata in seguito al ricorso presentato da 11 cittadini di Taranto per ragioni ambientali e sanitarie, ma che mette a rischio la stessa sopravvivenza del complesso siderurgico. Se si ferma la produzione tarantina, lo stop sarà anche negli stabilimenti liguri e piemontesi di Genova e Novi Ligure.
Altro macigno, poi, ieri, sul fronte romano, col rinvio, al ministero del Lavoro, della nuova richiesta di cassa integrazione relativa ad oltre 4500 dipendenti ex Ilva, fra cui quasi 200 dello stabilimento di Novi Ligure. Il commissario governativo Guido Quaranta ha chiesto una sospensione del tavolo a nuova data motivandola con l’esigenza di analizzare la sentenza emessa dal Tribunale di Milano. Negata, da parte di Cgil, Cisl e Uil metalmeccanici, la firma per sottoscrivere il rinvio della cassa. I sindacati si sono autoconvocati a Roma il prossimo 9 marzo.