GENOVA – A 8 anni dal crollo del ponte Morandi a Genova (era il 14 agosto 2018), il processo per accertare le cause e le responsabilità per 43 morti è arrivato all’ultimo atto. Per ora sono solo ipotesi, ma i giudici del tribunale hanno comunicato che si ritireraranno in camera di consiglio dal 16 luglio, aggiungendo che se non sarà possibile comunicare il verdetto entro luglio si slitterà a settembre. La data doveva essere divulgata oggi, ma, a causa dello sciopero degli avvocati, è stata rinviata al 29 giugno. Per questo motivo gli avvocati presenti hanno ipotizzato che il giorno possibile per il verdetto possa essere lunedì 20 luglio.
A otto anni dal crollo che causò 43 morti, il procedimento giudiziario è arrivato all’ultima fase
58 gli imputati, centinaia le udienze e decine di migliaia le pagine degli atti per elencare e precisare le singole accuse nei confronti degli ex manager di Autostrade per l’Italia, della controllata Spea e del Ministero delle Infrastrutture. Sotto la lente di ingrandimento ci sono ruoli e tempi diversi: da chi gestiva il ponte negli anni ’90 e 2000, a chi ha eseguito gli ultimi controlli pochi mesi prima della tragedia. Gli imputati sono indagati per vari reati, tra cui omicidio colposo, falso, frode, crollo colposo. Nel complesso vengono chiesti quasi 400 anni di carcere.