Sono 17 le persone denunciate per resistenza e lesioni a seguito del tentativo di occupazione della stazione ferroviaria durante la manifestazione di solidarietà con la Palestina dello scorso 2 ottobre.
Denunciati 17 Pro Pal
A renderlo noto sono il Laboratorio Sociale, la Casa delle Donne TFQ, il Coordinamento Studentesco, l’ADL Cobas e l’Arc, che dichiarano di non essere stati sopresi dall’arrivo delle notifiche da parte della Questura: “Sappiamo bene che quando un movimento mette in discussione l’ordine delle cose, il potere risponde sempre provando a colpire chi si espone. E infatti, la scure della criminalizzazione della solidarietà è già calata su molte attiviste e attivisti in tutta Italia. In decine di città, da nord a sud, chi ha scelto di non restare in silenzio di fronte al genocidio è stato identificato e denunciato”.
“Qualora ci fossero dubbi, lo diciamo senza giri di parole: rivendichiamo tutto. -spiegano le associazioni – Con un genocidio in corso non era possibile restare fermi e zitti. Non era possibile continuare a vivere come se nulla stesse accadendo. Non era possibile accettare la complicità del governo italiano e della comunità internazionale che hanno scelto l’inerzia, quando non il sostegno politico e militare al massacro del popolo palestinese. Era giusto e necessario usare i nostri corpi per bloccare la normalità che ha reso possibile il genocidio”.
In merito alla manifestazione del 2 ottobre, le associazioni aggiungono: “Era giusto occupare simbolicamente stazioni, strade, piazze come è avvenuto in centinaia di città in Italia e nel mondo. Perché quella normalità fatta di treni che partono, merci che circolano, affari che continuano, è la normalità costruita sul silenzio e sul tentativo di rimozione della sofferenza di Gaza. Ogni persona che in quei giorni ha attraversato una città, ha forzato un cordone, si è imbarcato su una nave per rompere l’assedio, ha alzato una bandiera, è stata una goccia di una marea immensa. Un movimento globale di donne e uomini che ha saputo esercitare una pressione reale, che ha costretto governi e media a puntare davvero gli occhi sulla Palestina, rendendo possibile una tregua. Nulla di tutto questo sarebbe accaduto senza il conflitto e la rottura”.
Le associazioni si dicono pronte ad “affrontare il processo a testa alta, felici di non esserci voltati dall’altra parte mentre Gaza era messa a ferro e fuoco”.
“Se oggi ci denunciano, è perché avevamo ragione noi. E sappiamo che non eravamo sole e soli. – concludono le associazioni – Non accettiamo lezioni di legalità da chi copre un genocidio. Non accettiamo che la solidarietà sia trattata come qualcosa da punire, mentre i crimini di guerra no”.