cronaca

Femminicidio a Vignale, Casa delle Donne: “Loredana Ferrara non è un caso”. Le parole di Me.dea

Le note di commento a quest’ennesima storia di violenza da parte della Casa delle Donne e del centro antiviolenza Me.dea

Femminicidio a Vignale, Casa delle Donne: “Loredana Ferrara non è un caso”. Le parole di Me.dea

Le parole de La Casa delle Donne e del Centro Antiviolenza Me.dea su quanto accaduto ieri a Vignale Monferrato.

L’omicidio di Loredana Ferrara

Arriva intanto una nota di commento a quest’ennesima storia di violenza da parte La Casa delle Donne e del Centro Antiviolenza Marielle Franco.

Loredana Ferrara non è un caso – si legge -. È l’ultima vittima della violenza sistemica contro le donne e questa cosa va detta. Sempre. Queste notizie non ci lasciano sgomente. Non perché non ci colpiscano, ma perché sappiamo esattamente da dove arrivano. Sono il prodotto di un sistema basato sul controllo delle donne, della loro libertà, della loro possibilità di scegliere e di autodeterminarsi. Un sistema che porta un uomo a pensare di poter interrompere la vita di una donna perché quella donna ha deciso di viverla senza di lui.

In tutti gli articoli sul femminicidio di Loredana c’è lo stesso passaggio, frutto evidentemente della comunicazione con le forze dell’ordine: “non risultano denunce”, “non c’erano segnalazioni riconducibili al Codice Rosso”. Viene detto subito, quasi a voler chiarire una cosa: la violenza esiste solo quando entra in un fascicolo e non c’erano elementi per intervenire prima. Il punto, però, è che siamo arrivate tutte troppo tardi. Non siamo arrivate quando Loredana aveva paura. Quanto tante altre donne avevano paura. E leggere queste storie come tragedie inevitabili fornisce un alibi alla nostra coscienza”.

La nota di Me.dea

Anche il centro antiviolenza Me.dea di Alessandria, da 17 anni al fianco delle donne in difficoltà, esprime il proprio dolore per l’ennesimo femminicidio:

“C’è una foto di Loredana Ferrara che sorride. Alla Staffetta per la Pace, felice di fare, correndo, la sua parte. Oggi questa parola, ’ Pace’, suona stonata, quasi beffarda per una donna che amava la vita, che aveva avuto coraggio di uscire da una relazione violenta, di riprendersi i suoi spazi, la sua libertà, la sua serenità. La sua pace.

Invece qualcuno le ha tolto, in pochi minuti diritti, aspettative, sogni. Un uomo che Loredana aveva amato, dal quale aveva scelto, liberamente, di andarsene. Un uomo che non l’amava, forse non l’ha mai amata davvero perché l’amore è accettazione delle scelte della partner e una relazione non può fondarsi sulla sopraffazione, sulla negazione dell’autodeterminazione, sull’imposizione di sé.. Oggi le cronache, da Vignale, raccontano di persone a cui la vittima aveva confidato i suoi timori, ci sarebbe stato anche un tentativo di aggressione nei suoi confronti già a fine 2025, quando Loredana aveva deciso di cambiare casa e paese.

La dinamica del femminicidio, perché il reato va chiamato con il suo nome, se confermata, sembra quella di una caccia spietata: Loredana Ferrara braccata, spinta dal femminicida contro un muro con la macchina e poi accoltellata. Un comportamento che manifesta una volontà di annientamento, il “no” parola inconcepibile e inaccettabile, la volontà di possesso assoluto, quel “devi essere mia” magari non urlato, ma tradotto in una violenza animale.

Loredana Ferrara aveva una figlia, di cui era molto orgogliosa. Alla quale, forse, non aveva confessato le sue paure, una figlia che oggi piange una madre morta perché uccisa da un uomo che la voleva schiava di un sentimento malato.

Per chi, come noi di me.dea, ogni giorno, da 17 anni, accoglie, ascolta, segue, aiuta le donne questo femminicidio toglie il fiato, genera dolore, eppure aumenta il bisogno e la forza per generare un cambiamento, che passa dalla nostra società, ancora intrisa di cultura patriarcale, di egoismo, di incapacità di accettare un rifiuto, tutte espressioni di un egoismo che nega il rispetto e la vita.

Quel rispetto che, almeno, a Loredana deve essere garantito adesso, evitando quella pornografia del dolore, con immagini del corpo coperto da un telo bianco, che nulla aggiungono all’informazione. E’ morta una donna, che lavorava per garantirsi una sua autonomia, che voleva essere libera.

Un femminicidio non può essere ridotto a semplice “tragedia”, ma è una chiamata al coinvolgimento di tutte e tutti: il centro antiviolenza me.dea è in prima linea, e lo sarà ogni giorno, perché fare rumore serve, ma contano le azioni, la prevenzione, l’educazione sessuo-affettiva, la protezione. Serve, anche, prendere per mano una amica o una conoscente e aiutarla a entrare in luoghi dove essere capita e aiutata”.