il caso

Il sorgo diventa letale a causa dello stress termico: strage di pecore nell’Alessandrino

Secondo l'Istituto Zooprofilattico, le analisi effettuate in questo episodio hanno rilevato il doppio dei livelli di tossicità rispetto a quelli registrati durante la siccità del 2022

Il sorgo diventa letale a causa dello stress termico: strage di pecore nell’Alessandrino

Un’intossicazione fulminante provocata da piante di sorgo ha causato la morte di oltre 50 pecore al pascolo in un campo di grano da poco mietuto nella zona di Predosa, nell’Alessandrino.

Strage di pecore nell’Alessandrino

A ricostruire quanto accaduto il 10 luglio è l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, che ha condotto le analisi dopo l’intervento sul campo.

Secondo quanto ricostruito dagli esperti dell’istituto gli animali sono stati attirati dalle erbe spontanee cresciute tra i solchi del campo appena mietuto, ma tra quelle piantine, si nascondeva una minaccia invisibile ma letale: il sorgo (Sorgum halepense), una piante che durante le prime fasi di sviluppo accumula come meccanismo di difesa i glicosidi cianogenetici – o durrina – che se vengono ingeriti dagli animali, si trasformano rapidamente in cianuro. A causa dello stress termico e della forte siccità, inoltre la pianta può accumulare elevate concentrazioni di glicoside, risultando letale se ingerita.

Per oltre 50 pecore la reazione è stata fulminea, causando mancanza d’aria, schiuma alla bocca e collasso immediato. Il resto del gregge – composto da circa 2000 animali, invece, è stato salvato grazie all’intervento tempestivo dei conduttori e medici del Servizio Veterinario di Alessandria – diretti per l’area B da Andrea Corsino – e dell’IZSPLV, intervenuti sul posto.

Un episodio simile si era verificato nel 2022, quando a farne le spese furono diversi bovini nel Cuneese. Le pecore salvate si sono riprese, ma sono attualmente “in blocco” dal punto di vista tecnico: la loro carne non viene quindi messa sul mercato.

“A causa dello stress termico e della forte siccità la pianta può accumulare elevate concentrazioni del glicoside che diventa quindi un veleno micidiale con l’assunzione dei nuovi germogli, delle foglie giovani e dei ricacci. – spiegano dall’istituto zooprofilattico – I livelli di tossicità riscontrati con le analisi in questo episodio risultano quasi il doppio rispetto a quelli registrati durante la siccità del 2022, quando a farne le spese furono diversi bovini nel Cuneese. L’episodio riaccende i riflettori sui rischi indiretti del cambiamento climatico: periodi prolungati di ipertermia e siccità non riducono solo le scorte d’acqua, ma modificano la chimica stessa della vegetazione dei nostri territori”.

Maggiori dettagli nel nostro servizio che andrà in onda nelle prossime edizioni del tg