ALESSANDRIA E PROVINCIA

Incubo peste suina: il virus si sposta dal Piemonte verso l'Emilia Romagna

Salgono di 8 unità i casi tra Piemonte e Liguria: 291 in tutto da inizio epidemia

Incubo peste suina: il virus si sposta dal Piemonte verso l'Emilia Romagna
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La peste suina continua a preoccupare: salgono nuovamente i casi di capi infetti dal virus in Piemonte e in Liguria. E sullo sfondo ora c'è l'incubo che l'epidemia possa trovare terreno fertile per espandersi nella vicina regione Emilia Romagna, dove hanno sede numerose aziende che allevano suini per la produzione di carne e dei sui derivati.

8 nuovi casi nell'Alessandrino e 1 nel Genovese

I nuovi casi sono stati rilevati: uno a Carpeneto (cinque le positività da quando è iniziata l’emergenza), due a Cartosio (cinque casi), uno a Gavi (dieci casi), uno a Grondona (otto casi), uno a Silvano d’Orba (sei) e uno a Tassarolo (tre casi), uno a Novi Ligure. Un altro è stato invece riscontrato in Liguria, a Savignone (cinque casi totali), nella provincia di Genova. Gli ultimi capi infetti portano così il numero totale a 291 da inizio emergenza.

Le modifiche della zona rossa nel Genovese

La zona rossa per la peste suina africana sarà allargata ai Comuni genovesi di Fascia, Gorreto, Propata, Rondanina e al Comune savonese di Giusvalla.

È la decisione del Ministero della Salute annunciata dal vicepresidente della Regione e assessore regionale alla Caccia Alessandro Piana in Consiglio regionale esprimendo il parere della Giunta su una mozione e un ordine del giorno presentati da Forza Italia e Lega sul tema.

Oltre ai cinque Comuni indicati, in zona rossa entra anche una parte del Comune di Dego, nel Savonese, quella ad est della strada provinciale 29.

Documenti approvati

I documenti sono stati approvati con 14 voti favorevoli (l'intero centrodestra), 2 astenuti (il gruppo Pd-Articolo Uno) e un contrario (M5S). La mozione del capogruppo Claudio Muzio (Forza Italia) impegna la Giunta Toti "a stimolare in sede di Conferenza Stato-Regioni un'iniziativa governativa e/o parlamentare che, surrogando la legge 157 dell'11 febbraio 1992 consenta quanto prima ai responsabili a livello territoriale dell'ordine pubblico di porre in essere misure adeguate a contrastare efficacemente la proliferazione e l'invasione di ungulati che anche la Liguria si trova da tempo a subire".

L'ordine del giorno del consigliere Alessio Piana (Lega) impegna la Giunta Toti "a chiedere con forza al commissario straordinario per la peste suina africana e al Governo di rivedere l'ordinanza numero 4 del 22 giugno 2022, al fine di prevedere misure più efficaci nell'affrontare il problema della sovrappopolazione dei cinghiali".

La Regione Piemonte: "E' importante non porre ostacoli alle attività venatorie"

Nell'ultima riunione ministeriale del Gruppo operativo degli esperti Psa (erano Presenti il Commissario straordinario Angelo Ferrari, il Commissario straordinario per la provincia di Alessandria Giorgio Sapino, i rappresentanti delle principali associazioni venatorie, degli Ambiti territoriali di caccia dell’Alessandrino e delle associazioni agricole) che si è tenuta il 10 gennaio scorso, l'assessore regionale all'Agricoltura della giunta Cirio, Marco Protopapa ha sottolineato:

"Il Piemonte ribadisce l’importanza di non porre ostacoli allo svolgimento delle attività venatorie di depopolamento al cinghiale. Come Regione abbiamo sollecitato questa riunione sulla gestione dell’emergenza della Peste suina africana affinché la Provincia, con i Servizi veterinari e le associazioni venatorie, possa fare strategia per poter organizzare le attività di contenimento e monitoraggio della Psa. Abbiamo necessità di una persona unica di riferimento che possa coordinare tutti gli enti coinvolti nell’emergenza e occorrono stanziamenti agli enti stessi”.

Basso il numero di abbattimenti

Il bilancio degli abbattimenti è più basso del dovuto: sui cinquantamila previsti, ne sono stati fatti meno di un terzo. Intanto vanno avanti i lavori per terminare la costruzione della maxi-recinzione: si sta lavorando ai chilometri finali dell'ultimo lotto piemontese, mentre in Liguria mancano ancora due lotti (per i quali si stanno cercando i fondi).

Su questa vicenda il Cerep ha rimarcato che "le risorse necessarie per abbattere l'epidemia ammontano a 90 milioni di euro e c'è un'assenza di campionamento significativo in alcune aree. Non solo: c'è di rischio di diffusione altissimo.

Bartolomeo Griglio, responsabile Prevenzione, sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare  fa sapere alla TGR Piemonte:

"Il Piemonte ha speso, nel 2022, 4 milioni di euro per le attività di ricerca e monitoraggio dell'epidemia, mentre per il 2023 sono stati messi a bilancio 1 milione e 300 mila euro ulteriori. I vincoli di bilancio ostacolano il reperimento di ulteriori fondi”.

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