Addio Prince: permesso di soggiorno negato, si butta sotto un treno a Tortona

Un sms a due amici: "Non ce la faccio a vedervi, vi chiedo scusa".

Addio Prince: permesso di soggiorno negato, si butta sotto un treno a Tortona
Tortona, 01 Febbraio 2019 ore 13:20

Sui siti di informazione locale si legge: lunedì 28 Gennaio 2019 investimento mortale a Tortona, treni in ritardo sulla Genova-Milano.
Ma dietro a queste poche righe c’è la storia di Prince, Jerry Prince, 25 anni nigeriano. Dottore in chimica, si è tolto la vita a Tortona a causa del suo permesso di soggiorno respinto.

Prince si butta sotto un treno a Tortona

Un sms a due amici e poi l’epilogo, a Tortona a molti chilometri di distanza dalla sua nuova casa genovese. Di Prince Jerry, della sua fine, del suo gesto estremo, rimangono queste poche parole,una frase che all’apparenza non sembrava la sua ultima frase:

“Non ce la faccio a vedervi, vi chiedo scusa”

Mancanza di requisiti

Molti si domandano perché il ragazzo abbia scelto Tortona per compiere l’estremo gesto. Qualcosa in lui era cambiato a dicembre, una lettera che Price non avrebbe voluto leggere. Su quelle poche righe era crollato tutto: la richiesta di protezione internazionale non era stata accolta per mancanza di requisiti. La Commissione ha ritenuto che non avesse i requisiti per rimanere sul territorio nazionale, anche se era una persona integrata e colta. “Non era nei parametri”, quindi soggiorno respinto.

Aveva scelto l’Italia per il suo futuro

La storia simile a quella di molti altri, un nigeriano, 25 anni sbarca ad Agrigento, dopo sei mesi trascorsi in Libia, raggiunge Genova il centro Migrantes di don Giacomo, che diventa la sua casa.
Maurizio Aletti, presidente di Migrantes:

“Girava sempre con un libro di chimica sotto il braccio, lo leggeva ovunque, appena poteva. La chimica era la sua passione. Avrebbe voluto fare quello nella vita. Pensava di iscriversi all’università per sostenere gli esami necessari a farsi riconoscere la laurea”.

“Non parlava molto, ma aveva uno sguardo solare”

“Seguiva corsi di lingua due volte alla settimana, dentro e fuori la nostra associazione. Era già a buon punto, lo parlava e lo capiva”. Aveva cercato di inserirsi con slancio nella comunità di monsignor Martino che nel capoluogo ligure ospita 230 ragazzi.

“Si occupava del recupero di vestiti usati raccolti in città che noi chiamiamo staccapanni. Lavorava nell’orto e nel frutteto e nei momenti ricreativi giocava a calcetto e a pallavolo. Ma aveva il pallino della laurea. Lo feriva il fatto del mancato riconoscimento”.
Non parlava molto, Prince. Non era un compagnone. Poche, misurate parole. E poi quel tratto cortese “che mi ha sempre colpito di lui. Aveva uno sguardo solare”.

Un sorriso e uno sguardo che negli ultimi mesi non erano più gli stessi. Se n’era accorto l’amico Pedro, nigeriano come lui.

“Avevo capito che stava male ma non avevo capito tutto”, ripete ora come un ritornello.

Per la Commissione non era “nei parametri”

Lunedì scorso monsignor Martino ha ricevuto una telefonata da Tortona:

“Ho dovuto fare il riconoscimento di quanto era rimasto di lui”.

Per monsignor Martino il motivo del malessere è chiaro: “Dopo aver ricevuto il diniego alla sua domanda di permesso di soggiorno si è tolto la vita buttandosi sotto un treno”, ha scritto in una chat ai suoi parrocchiani, poi continua

“Prince Jerry non scappava dalla guerra, nessuno lo avrebbe ammazzato nel suo Paese. Era un laureato che sperava di trovare un futuro migliore e non aveva alcuna speranza di essere accolto, da quando il permesso per motivi umanitari è stato annullato dal recente Decreto”.

Oggi, venerdì 1 febbraio 2019, i funerali,  alle 11:30, presso la Chiesa dell’Annunzia, dove è arrivata anche la sorella del 25enne che si è tolto la vita dopo che gli era stato negato il permesso di soggiorno.

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