Svelata la Cnapi

Provincia di Alessandria, 6 aree idonee per il deposito di rifiuti radioattivi

La Carta governativa individua 8 zone tra Torino e l'Alessandrino adatte per la possibile costruzione di un sito di contenimento dei rifiuti radioattivi nazionali.

Provincia di Alessandria, 6 aree idonee per il deposito di rifiuti radioattivi
Cronaca Alessandria città, 05 Gennaio 2021 ore 10:32

Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2021, è stata svelata la “Cnapi” (Carta delle aree potenzialmente idonee) ossia la mappa delle aree che potranno ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Nel Piemonte sono state individuate ben 8 zone tra le province di Torino e Alessandria, 6 delle quali, appunto, nell’Alessandrino.

Svelata la Cnapi nella notte

Nel cuore della notte è stata svelata la “Cnapi” (Carta delle aree potenzialmente idonee) ossia la mappa delle aree che potranno ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Questo documento governativo non dice il punto in cui bisognerà costruire il deposito, ma ha individuato 67 aree su tutta la nazione che soddisfano i 25 criteri stabiliti nel 2014-2015 per poterlo costruire. Questi 67 punti sono stati a loro volta suddivisi con 4 colori a seconda del grado di adeguatezza: verde smeraldo (punteggio più alto), verde pisello (buono), celeste (isole) e giallo (zone possibili ma meno adeguate).

Le macro-zone stabilite dalla “Cnapi” sono le seguenti:

  • Piemonte: 8 aree tra Torino e Alessandria
  • Toscana-Lazio: 24 aree tra Siena, Grosseto e Viterbo
  • Basilicata-Puglia:17 aree tra Potenza, Matera, Bari, Taranto
  • Sardegna: 14 aree in provincia di Oristano
  • Sicilia: 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta

Provincia di Alessandria, 6 aree idonee per il deposito di rifiuti radioattivi

Come detto, la “Cnapi” svelata dal Governo ha individuato ben 8 aree tra la provincia di Torino e quella di Alessandria dove è possibile la realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Queste zone piemontesi sono state indicate all’interno della “Classe A1” e “A2” (colore verde smeraldo e verde pisello) e quindi con caratteristiche tecniche molto adatte per la possibile costruzione di un deposito. In particolare:

  • Ad Alessandria individuate 6 aree: Alessandria-Castelletto Monferrato-Quargnento; Fubine-Quargnento; Alessandria-Oviglio; Bosco Marengo-Frugarolo; Bosco Marengo-Novi Ligure; Castelnuovo Bormida-Sezzadio.
  • A Torino individuate 2 aree: l’area di Carmagnola e un’area fra Calusim Mazze e Rondissone.

La mappa, aggiornata nel dettaglio, è riportata sul sito del Deposito nazionale (CLICCA QUI).

I criteri di selezione

Nel suo documento del 2014 l’Ispra aveva identificato almeno 28 tra criteri ed aree di esclusione:

  • Criteri geologici a cui se ne aggiungono altri amministrativi.
  • Criteri di convenienza e buon senso: anche se le isole, Sicilia e soprattutto Sardegna, sono comprese, per loro si unirebbe alle altre complessità anche il problema del trasporto.
  • Le prime aree da scartare sono state comunque quelle vulcaniche, e poi quelle sismiche o interessate a fenomeni di faglia; quelle soggette a frane e inondazioni, o in fasce fluviali o in depositi alluvionali preistorici;
  • Escluse aree al di sopra di 700 metri di altitudine o con pendenze superiori al 10%.
  • Escluse quelle sino alla distanza di 5 chilometri dalla costa, in zone carsiche o vicine a sorgenti o a Parchi nazionali o luoghi di interesse naturalistico;
  • Bisogna poi mantenere un’adeguata distanza dai centri abitati; almeno un chilometro da autostrade, strade statali o linee ferroviarie; bisogna tenersi lontani da attività industriali, dighe, aeroporti, poligoni militari, zone di sfruttamento minerario.

Al momento stiamo pagando per smaltire parte dei nostri rifiuti nucleari in Gran Bretagna e Francia e ora, con il via libera del ministero dello Sviluppo economico e quello Ambientale, è ufficialmente ripartito l’iter per la consultazione pubblica che dopo la pubblicazione delle aree idonee porterà a un lungo percorso per l’individuazione di quella in cui verrà realizzato il deposito nazionale che inizialmente dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e successivamente anche 17 mila metri cubi ad alta attività (per un massimo di 50 anni). La spesa pervista per il Deposito, affiancato da un parco tecnologico, è di 900 milioni di euro.

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