Rubati 23mila euro in monete in una tabaccheria di Ovada grazie a “jammer”

Sottraevano monete da 1 o 2 euro dal cambiamonete, arrestati due Cuneesi.

Rubati 23mila euro in monete in una tabaccheria di Ovada grazie a “jammer”
Acqui e Ovada, 07 Maggio 2019 ore 12:18

Grazie ad un meccanismo conosciuto come “jammer” erano riusciti a rubare fino a 23 mila euro in monete ad una tabaccheria di Ovada. Sono stati condannati dal tribunale di Alessandria

Condannati due Cuneesi

I fatti risalgono a febbraio 2016 quando i carabinieri di Cairo Montenotte hanno arrestato due Cuneesi trovati con un “jammer” in tasca e 900 euro in contanti. si tratta di G. K., 28 anni di Doglianie L. P. 39 anni di Mondovì, entrambi in provincia di Cuneo.

Sottratti 23 mila euro in monete a Ovada

I due avrebbero sottratto fino a 23 mila euro in soli quattro mesi avvalendosi di un meccanismo hi-tech conosciuto con il nome di ‘jammer’. Il jammer è un meccanismo hi-tech che permette di mandare in tilt le machinette cambiamoneta, l’obiettivo principale sono i locali con le slot machine e videopoker.

Entrambi sono stati condannati dal tribunale di Alessandria alla pena di due anni e 900 euro di multa il primo e un anno e quattro mesi e 600 euro di multa il secondo.

Macchinette svuotate con il “jammer”

Secondo le indagini, la tecnica utilizzata dai due era sempre la stessa, sostavano presso la tabaccheria per diverse ore, attaccati alle slot machine come abituali usufruitori e solo quando non erano osservati, mettevano in funzione il jammer  sottraendo monete da 1 o 2 euro dal cambiamonete.

Uno scontrino emesso dalla tabaccheria ovadese trovato in una tasca di uno dei due imputati, aveva portato le forze dell’ordine ad indagare anche nell’alessandrino. La proprietaria della tabaccheria, che si è costituita parte civile al processo con l’avvocato Fontana del foro di Genova, aveva in effetti riscontrato anomalie nella contabilità relativa alle macchine cambia soldi.

Secondo la difesa, sostenuta dall’avvocato Giuseppe Vitello del foro di Asti, la ricostruzione resa in aula dalle testimoni, dipendenti dell’esercizio commerciale, presenta però incongruenze nelle tempistiche e nelle somme contestate tanto che vedrà impugnata la sentenza in appello.

 

(foto di repertorio)

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