ALESSANDRIA – Il 15 febbraio 1996 il Parlamento italiano approvava la legge n*66, “Norme contro la violenza sessuale”, riforma fondamentale, perché ha spostato i reati sessuali dai ‘delitti contro la moralità pubblica e il buon costume’ ai ‘delitti contro la persona’, unificando la violenza carnale e gli atti di libidine e configurando il reato unico di violenza sessuale. Trent’anni dopo già 7 femminicidi da inizio 2026, in Italia. L’ultimo a pochi passi da Alessandria, vittima Zoe una ragazza di appena 17 anni.
Striscione appeso a una delle finestre di Palazzo Guasco
Le normative internazionali e la Cassazione parlano di consenso, libero e attuale. A ciò, inizialmente, voleva dare rilievo il disegno di legge approvato all’unanimità alla Camera. Libertà di scegliere e di scegliersi. Ma qualcosa non sta funzionando e in gioco ci sono la dignità e la vita delle donne. Il provvedimento è stato emendato nella Commissione Giustizia del Senato dalla Relatrice Sen. Giulia Bongiorno, che ha proposto la cancellazione della centralità del “consenso libero e attuale” del disegno approvato alla Camera per sostituirla con “la volontà contraria all’atto sessuale che deve essere valutata tenendo contro delle circostanze del caso concreto”.
Questa modifica dà sostanza a una concezione patriarcale e retriva della relazione e della sessualità, dove è l’uomo che prende l’iniziativa e alla donna resta solo la possibilità di dissentire o meno, dove un soggetto è legittimato al rapporto sessuale, anche in assenza di chiari segnali di consenso da chi il rapporto lo dovrebbe subire, a meno che l’altra persona dissenta in modo esplicito. Tutto questo ci riporta indietro di decenni. Con questa formulazione i processi si incentreranno sulle modalità di reazione della persona offesa che subirà pesantemente ulteriore vittimizzazione secondaria quando le sarà richiesto di dimostrare di aver detto di NO, di essersi opposta in modo eclatante, di aver reagito abbastanza e in modo evidente. Per questo, trent’anni dopo, domenica 15 febbraio, il centro antiviolenza me.dea ha deciso di aderire alla mobilitazione nazionale lanciata dalla Rete D.i.Re e da tante associazioni.
“Senza consenso è stupro” recita lo striscione appeso a una delle finestre di Palazzo Guasco, sede di me.dea, che si affaccia su Piazza della Gambarina, ad Alessandria. Lo striscione è stato realizzato grazie all’aiuto di alcuni tifosi dell’Alessandria Calcio e me.dea è grata per questo supporto. “La violenza sessuale è un fenomeno strutturale fortemente correlato agli stereotipi e ai rapporti di potere che attraversano la società, le relazioni, la sessualità, impedendo alle persone di autodeterminarsi liberamente – dichiara Sarah Sclazuero, presidente dell’Aps me.dea. Non sempre una donna riesce a dire di no. Un atto sessuale subito in situazione di sottomissione, pressione, subordinazione fisica o psicologica genera paura, impossibilità di manifestare il dissenso, di reagire in maniera esplicita. Per questo il consenso deve restare il punto di partenza e deve esserci una presa di coscienza forte sul tema da parte di tutta la società. Stigmatizziamo le banalizzazioni di queste ore e ribadiamo con forza che senza consenso, è violenza, senza consenso è stupro”.
La mobilitazione è permanente. La prossima iniziativa in programma è il presidio del 19 febbraio a Torino, promosso da Centro Antiviolenza SvoltaDonna, insieme a me.dea, Telefono Rosa Piemonte, La Rete delle Donne, Casa delle Donne, Se Non Ora Quando? Torino, TOxD, Artemixia, Donne per la Difesa della Società Civile, CGIL Piemonte, UIL Torino e Piemonte, Conferenza Democratiche Torino Metropolitana, Conferenza Democratiche Piemonte, Giovani Democratici Torino Metropolitana. Il ritrovo è alle ore 17:30 in Piazza Castello.
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