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Sopralluoghi il 5 febbraio

Ventilatori polmonari difettosi: Regione Piemonte chiede la verifica di ogni dispositivo

Ogni singolo apparecchio verrà ricontrollato in presenza di un rianimatore in grado di mostrare eventuali difetti.

Ventilatori polmonari difettosi: Regione Piemonte chiede la verifica di ogni dispositivo
Cronaca Alessandria città, 04 Febbraio 2021 ore 08:43

Sono almeno 300 i ventilatori polmonari inviati dalla struttura del Commissario nazionale per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri,  di fatto non utilizzati dalle Asl. Almeno una cinquantina di dispositivi, prodotti dalla ditta Siare Engineering di Bologna, unica azienda in Italia che produce ventilatori polmonari, presentano delle anomalie che non ne permettono l’utilizzo.

Parla Sergio Livigni, responsabile area emergenza Unità di Crisi

Come riporta “Prima Torino”, il 5 febbraio l’azienda bolognese presenterà un cronoprogramma di sopralluoghi di tutti gli ospedali per verificare il funzionamento di tutti i ventilatori polmonari come dichiara Sergio Livigni medico anestesista, responsabile area emergenza Unità di Crisi:

“Quando le opere edili saranno concluse, i ventilatori ci dovranno essere. Se abbiamo i locali e i letti ma non questi apparecchi, di fatto la terapia intensiva non esiste. Martedì ho incontrato i rappresentanti della ditta SIARE: ho chiesto di andare di centro in centro e verificare il funzionamento di ogni singolo apparecchio, alla presenza di un rianimatore che possa mostrare gli eventuali difetti dal punto di vista clinico a garanzia della sicurezza sanitaria. Per venerdì 5 febbraio attendiamo che l’azienda ci presenti il cronoprogramma dei sopralluoghi negli ospedali, affinché l’Unità di crisi possa organizzarsi per essere presente durante i test. È chiaro che, su grandi numeri, alcuni difetti ci possono essere. Nei mesi scorsi, Siare ha già ritirato alcuni pezzi arrivati in Piemonte, mentre su altri sono stati effettuati interventi tecnici che non hanno però risolto tutte le anomalie segnalate. Così ora la Regione chiede una verifica puntuale dei dispositivi da parte sia di ingegneri sia di medici. Perché escano dai magazzini e possano essere utilizzati quando le nuove terapie intensive saranno pronte”.

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