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Consultori familiari, 50 anni di sanità pubblica che guarda al futuro

A Filo Diretto il saggista Maurizio Scordino con il suo ultimo libro che racconta 50 anni di consultori sanitari in Piemonte

Consultori familiari, 50 anni di sanità pubblica che guarda al futuro

Cinquant’anni fa l’Italia introduceva una delle innovazioni più avanzate del proprio sistema sanitario: i consultori familiari. Oggi, tra difficoltà e cambiamenti sociali, restano un punto di riferimento essenziale, spesso sottovalutato.

La storia dei consultori familiari

Nati nel 1975, i consultori familiari rappresentano una delle conquiste più significative della sanità pubblica italiana. Gratuiti, accessibili senza impegnativa e radicati nel territorio, hanno incarnato fin dall’inizio una visione della salute che va oltre la cura, includendo prevenzione, ascolto e accompagnamento.

Contrariamente a una narrazione riduttiva, i consultori non sono mai stati strutture dedicate prevalentemente all’interruzione volontaria di gravidanza. Questa attività costituisce solo una minima parte del loro lavoro, mentre il cuore dei servizi riguarda informazione, contraccezione, sostegno psicologico, tutela della maternità e supporto alle famiglie.

Nel corso dei decenni la qualità professionale è cresciuta, così come la complessità dei bisogni. Oggi i consultori si confrontano con un’utenza profondamente cambiata, segnata da differenze culturali e sociali che richiedono nuove competenze e maggiore flessibilità.
Nonostante le difficoltà legate alla scarsità di risorse e personale, queste strutture restano un presidio insostituibile, capace di intercettare precocemente situazioni di disagio che altrimenti emergerebbero solo in ambito ospedaliero.

Difendere e rilanciare i consultori significa investire in una sanità più vicina alle persone, capace di prevenire anziché rincorrere le emergenze. Una lezione che arriva dal passato ma parla con forza al presente.

Salute delle donne e diritti

Prima dell’approvazione della legge 194, l’aborto clandestino rappresentava una drammatica realtà, soprattutto per le donne prive di mezzi economici. I consultori hanno avuto un ruolo decisivo nel trasformare una tragedia sommersa in un tema di salute pubblica, contribuendo a ridurre drasticamente i rischi e a diffondere una cultura della prevenzione.

Accanto a questo, i consultori hanno promosso una visione della salute femminile fondata sull’autodeterminazione e sull’informazione, rompendo con un modello medico spesso distante e paternalistico. Non è stato un percorso semplice: le stesse donne che sceglievano di intraprendere carriere come la ginecologia hanno incontrato resistenze culturali profonde, talvolta proprio da parte di altre donne.

Oggi le sfide non sono diminuite. La medicina continua a scontare una scarsa attenzione alle differenze di genere, mentre l’educazione sessuale e affettiva resta largamente assente nelle scuole.
In questo scenario, i consultori rimangono uno spazio fondamentale di mediazione, ascolto e accompagnamento, in grado di rispondere a bisogni complessi che intrecciano salute, cultura e diritti.

Ricordare la loro storia significa riaffermare un principio semplice ma essenziale: la salute non è un privilegio, ma un diritto collettivo da difendere ogni giorno.

Gli anni Settanta tra sanità, libri e musica

C’è stato un tempo in cui idee considerate impossibili riuscivano a diventare realtà. Gli anni Settanta hanno prodotto esperienze che ancora oggi appaiono straordinarie, dalla nascita dei consultori familiari al successo di “Noi e il nostro corpo”, libro scritto da un gruppo di donne di Boston che aveva sentito la necessità di mettere nero su bianco alcune indicazioni per promuovere la salute sessuale delle donne, fino al celebre concerto di Keith Jarrett a Colonia.

Il filo rosso che lega queste storie è una spinta collettiva verso l’autonomia, la conoscenza e la sperimentazione. I consultori hanno incarnato un’utopia sanitaria concreta, basata su accessibilità e prevenzione. Il libro nato dal Collettivo femminista di Boston ha rivoluzionato il modo di parlare del corpo e della salute delle donne, diffondendosi in tutto il mondo.
Allo stesso modo, un concerto nato tra mille difficoltà tecniche è diventato il disco jazz più venduto di sempre, dimostrando come creatività e contesto possano generare risultati inattesi.

Quella stagione non va mitizzata, ma compresa. Accanto a grandi conquiste, ci furono anche contraddizioni e tragedie. Eppure, il lascito di quegli anni continua a interrogarci: quanto siamo ancora capaci di immaginare e costruire cambiamenti strutturali?

Raccontare queste storie oggi significa ricordare che alcune utopie, una volta, sono diventate realtà. E che forse potrebbero tornare a esserlo.