Da una semplice idea nata in radio fino a diventare un archivio di centinaia di puntate dedicate alla città. È il percorso de “La mia cara Alessandria”, il progetto di divulgazione storica ideato da Piercarlo Fabbio, protagonista della puntata di oggi di Filo Diretto.
La mia cara Alessandria
Raccontare la storia di Alessandria in modo semplice, accessibile e coinvolgente. È questa la missione che accompagna da oltre quindici anni il podcast La mia cara Alessandria, nato nel 2011 quasi per caso e oggi arrivato a oltre settecento episodi.
L’idea prende forma dalla convinzione che il territorio possieda un patrimonio storico straordinario, spesso conosciuto soltanto dagli studiosi. Attraverso il linguaggio della radio e del podcast, Fabbio ha scelto di trasformare documenti, ricerche e vicende locali in racconti capaci di raggiungere un pubblico molto più ampio.
Nel tempo il progetto è cresciuto, arricchendosi della collaborazione di ricercatori, appassionati, musicisti e professionisti che contribuiscono alla realizzazione delle puntate. Oggi la produzione viene realizzata interamente in uno studio domestico, mantenendo però la qualità e l’impostazione di una vera trasmissione radiofonica.
Accanto al podcast si sviluppa anche un’intensa attività editoriale. Dai volumi dedicati alla storia dei quartieri e delle parrocchie cittadine fino ai dizionari dei cittadini illustri, passando per il libro sulla giovinezza di Luigi Tenco, ogni pubblicazione rappresenta un tassello di un più ampio progetto di conservazione della memoria collettiva.
Per Fabio, la divulgazione non consiste soltanto nel raccontare il passato, ma nel renderlo comprensibile e utile alle nuove generazioni. Una città che conosce la propria storia, infatti, è anche una comunità più consapevole della propria identità e del proprio futuro.
Cronaca, musica e leggende
Dietro ogni città si nascondono vicende che raccontano molto più dei semplici fatti. Piercarlo Fabbio ripercorre alcuni episodi simbolo della storia alessandrina, dimostrando come memoria e racconto siano strumenti preziosi per comprendere una comunità.
Tra i racconti proposti durante la trasmissione emerge uno dei casi di cronaca più celebri dell’Alessandria degli anni Cinquanta: il delitto commesso dal calzolaio Emilio Olmo. Un episodio che, oltre all’aspetto giudiziario, offre uno spaccato della società dell’epoca e del modo in cui la città visse uno degli eventi più discussi del dopoguerra.
Accanto alla cronaca trova spazio anche la cultura musicale. Fabbio ricorda il lavoro dedicato alla giovinezza di Luigi Tenco, ripercorrendo gli anni trascorsi tra Cassine e Ricaldone prima del trasferimento a Genova, dove il cantautore sarebbe diventato uno dei protagonisti della celebre scuola genovese.
Il viaggio nella memoria si spinge ancora più indietro nel tempo con la figura di San Baudolino, patrono di Alessandria. Tra le leggende più note viene ricordato il miracolo della preveggenza, episodio che continua ad alimentare il patrimonio storico e religioso del territorio.
Sono storie molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento fondamentale: contribuiscono tutte a costruire l’identità della città. Raccontarle significa non soltanto conservarne il ricordo, ma offrire nuove chiavi di lettura per comprendere il presente attraverso il passato.
Una città che cambia
L’Alessandria ricordata da Fabbio è quella di una città nella quale i bambini vivevano con naturalezza gli spazi pubblici, si muovevano autonomamente e costruivano amicizie che spesso coinvolgevano anche le rispettive famiglie.
Quel modello sociale, secondo lo scrittore, appartiene ormai a un contesto profondamente cambiato. Oggi la città è più articolata, caratterizzata dalla presenza di comunità provenienti da culture e Paesi differenti, una ricchezza che richiede però nuovi strumenti di integrazione e dialogo.
Nel suo intervento Fabbio osserva come, già nel secondo dopoguerra, Alessandria abbia saputo accogliere persone provenienti da altre aree italiane. Allora furono proprio i bambini, attraverso il gioco e la quotidianità, a favorire la nascita di rapporti destinati a consolidarsi anche tra gli adulti.
Secondo questa lettura, il coinvolgimento delle nuove generazioni continua a rappresentare una delle strade più efficaci per costruire una comunità inclusiva. La capacità dei più piccoli di superare spontaneamente le differenze culturali può infatti trasformarsi in un elemento di unione per l’intera società.
La memoria del passato non viene quindi proposta come esercizio nostalgico, ma come strumento per interpretare le trasformazioni del presente. Conoscere la storia della città significa anche comprendere come affrontare le sfide future, mantenendo vivo quel senso di appartenenza che ha sempre caratterizzato Alessandria.