Sciopero Arcelor Mittal e Sibelco, i dipendenti tremano

Oltre 200 dipendenti delle due aziende colpiti dai tagli. Oggi la manifestazione sindacale.

Sciopero Arcelor Mittal e Sibelco, i dipendenti tremano
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Oggi venerdì 8 novembre 2019 sarà giornata di sciopero, con presidio davanti ai cancelli,  all’ex Ilva di Racconigi e alla Sibelco di Robilante.

Situazione drammatica all’ex Ilva

Sta volgendo al peggio la situazione per la ArcelorMittal, il gruppo anglo-indiano che ha affittato per poi acquisire le acciaierie di Taranto, Novi Ligure e Cornigliano, oltre agli stabilimenti di Racconigi e Robilante. L’azienda ha notificato ai commissari straordinari  la volontà di rescindere l’accordo che riguarda proprio Ilva Spa e alcune sue controllate. Un passo indietro dall’intesa siglata solo un anno fa. L’annuncio della multinazionale arriva con un comunicato, nel quale si legge che “secondo i contenuti dell’accordo” del 31 ottobre 2018 ArcelorMittal “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”.

I termini dell’accordo

Una posizione contestata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha dichiarato: “Non c’è nessun motivo che giustifichi il recesso. La norma sullo scudo penale non era nel contratto e non può essere invocata”.  A chiarire sul  recesso è intervenito l‘ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: “Quell’accordo lo conosco, l’ho firmato io. Non prevede espressamente il diritto di recesso in caso di modifica dello scudo penale, ma prevede la possibilità di recesso nel caso di un cambiamento di normative rilevanti, tale da mettere in discussione la sostenibilità, il piano industriale”. Quindo la clausola c’è ma “Arcelor Mittal non può chiudere autonomamente gli altoforni, il recesso va prima accertato dal Tribunale. E’ plausibile che il Tribunale glielo riconosca ma non può muoversi autonomamente”.

10mila posti di lavoro a livello nazionale

La risposta di Arcelor Mittal è chiara visto che,  con effetto dal 3 novembre 2019 “il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso”. A questo punto il rischio occupazionale riguarda oltre 10mila posti di lavoro a livello nazionale.

Mobilitazione a Racconigi

A Racconigi la mobilitazione è stata indetta dalla Fiom Cgil, a partire dalle 6 sui tre turni, dopo l’annuncio dei 5mila esuberi complessivi da parte dell’azienda.  Nello stabilimento racconigese che produce tubi profilati in acciaio sono 147 gli addetti fra operai e impiegati.

Crisi alla Sibelco

Sciopero anche  allo stabilimento Sibelco di Robilante, dove i dipendenti sono 80. L’iniziativa è stata promossa dalla Filtem Cgil. La’gitazione è per protestare contro il trasferimento di parte del personale che ha comportato cambiamenti di orario e carichi di lavoro eccessivi. «È il primo sciopero negli ultimi trent’anni – dichiara Gino Vennittillo, segretario provinciale Fictem Cgil – dovuto soprattutto all’assenza di un confronto e alla scarsa comunicazione tra la direzione aziendale e le rappresentanze sindacali. Chiediamo un immediato ritorno a relazioni coerenti, informazioni preventive e discussioni per affrontare queste situazioni». Nome storico in  Europa il gruppo Sibelco gestisce dal 1872  100 miniere, stabilimenti, uffici e magazzini in Europa, Africa e Medio Oriente.

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