La drammatica escalation di violenza che coinvolge il Medio Oriente e altre aree del mondo preoccupa anche le Piccole e medie imprese del Piemonte per quanto riguarda export a rischio e impennata di costi energetici.
La preoccupazione delle imprese
La regione sabauda si conferma infatti al secondo posto, in Italia, per esposizione dell’export alla crisi mediorientale, con un aumento dei costi energetici che potrebbe arrivare a 879 milioni. “Le tensioni in atto – ha affermato Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – non rappresentano solo una tragedia umana e sociale, ma costituiscono una minaccia concreta per la stabilità economica globale e per il nostro tessuto produttivo fatto di micro e piccole imprese. Le nostre imprese – sottolinea Felici – già oggi pagano l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più all’anno rispetto alla media europea per i consumi inferiori a 2.000 MWh. Un’ulteriore impennata dei prezzi legata alla crisi energetica internazionale potrebbe tradursi in un raddoppio dei costi vivi di produzione, con effetti devastanti sulla competitività”.
Data la situazione le pmi chiedono che la politica corregga le storture speculative e non faccia orecchio da mercante ammiccando ai facili introiti generati dal maggior gettito IVA sui carburanti.