Vertenza

Ex Ilva, Novi chiede risposte: il 16 giugno tavolo di crisi con Regione e sindacati

Sindaco Muliere e Cgil lanciano l’allarme sul futuro dello stabilimento

Ex Ilva, Novi chiede risposte: il 16 giugno tavolo di crisi con Regione e sindacati

NOVI LIGURE – Si terrà il 16 giugno al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure il tavolo di crisi dedicato all’Ex Ilva, convocato dalla Regione Piemonte su richiesta del sindaco Rocchino Muliere e delle organizzazioni sindacali. Al centro dell’incontro, la situazione dello stabilimento novese e il futuro del gruppo siderurgico, ancora in attesa di una soluzione industriale.

Sindaco Muliere e Cgil lanciano l’allarme sul futuro dello stabilimento

Nell’ultima puntata di “Filo Diretto”, Muliere ha evidenziato la necessità di ottenere informazioni concrete sull’andamento delle trattative in corso tra Governo, commissari straordinari e potenziali investitori, sottolineando il peso strategico dello stabilimento per il territorio. L’impianto di Novi conta circa 550 addetti e un indotto rilevante, con ricadute economiche e sociali considerate cruciali per l’intera area.

La Fiom Cgil, attraverso il segretario Maurizio Cantello, ha descritto una situazione sempre più critica: circa 150 lavoratori risultano quotidianamente in cassa integrazione da diversi mesi e la produzione dello stabilimento è ormai lontana dai livelli ottimali. Negli ultimi anni l’organico si è ridotto sensibilmente e continua l’esodo di personale qualificato verso altre aziende.

Sindacati e amministrazione locale esprimono inoltre preoccupazione per le ipotesi di acquisizione finora emerse. Le riserve riguardano sia il fondo statunitense Baku Steel/Fluxys, ritenuto privo di adeguate garanzie industriali, sia la proposta del gruppo indiano Jindal, che secondo i rappresentanti dei lavoratori comporterebbe una significativa riduzione occupazionale.

Dal tavolo del 16 giugno le parti si aspettano maggiore trasparenza sullo stato delle trattative, un confronto costante con Governo e commissari e soprattutto un piano industriale credibile per garantire continuità produttiva e occupazionale. Comune e sindacati concordano sulla necessità di un ruolo forte dello Stato per accompagnare il rilancio della siderurgia nazionale e scongiurare il rischio di una crisi irreversibile.