La concessione dell’ex mensa Guala al progetto “Casa delle Donne” riaccende il dibattito sull’uso degli immobili comunali e sui criteri con cui il Comune sostiene il mondo associativo.
Immobili comunali e associazioni
Il tema della gestione dei beni pubblici torna al centro del confronto politico ad Alessandria. A sollevarlo è il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Emanuele Locci, che collega l’attualità locale agli scontri avvenuti a Torino durante una manifestazione degenerata in violenza, alla quale hanno aderito sigle riconducibili anche al progetto attivo in città presso l’ex mensa Guala.
Secondo Locci, la questione non è ideologica ma amministrativa. L’immobile, dal valore rilevante per il patrimonio comunale, è stato trasformato in bene indisponibile e concesso gratuitamente a un’associazione per un periodo molto lungo, con tutte le spese di gestione, manutenzione e utenze a carico del Comune. Una scelta che, a suo giudizio, aggira il confronto consiliare e crea una disparità evidente rispetto ad altre associazioni cittadine.
Molte realtà del territorio, infatti, operano con risorse limitate, pagano affitti e faticano a trovare sedi adeguate. Da qui la critica a un sistema che sembra premiare alcune sigle rispetto ad altre e la proposta di una soluzione alternativa: trasformare l’ex mensa Guala in una vera casa delle associazioni, aperta a più soggetti, selezionati in base all’attività svolta, al radicamento sul territorio e al numero di persone coinvolte.
Un modello che, secondo Locci, permetterebbe di valorizzare il patrimonio pubblico, sostenere il tessuto associativo locale e ridurre il peso economico sulle casse comunali, garantendo al tempo stesso maggiore trasparenza e pluralismo.
Il futuro di Amag Ambiente
Il futuro di AMAG Ambiente si conferma uno dei nodi più delicati per la città di Alessandria. I lavoratori e i sindacati hanno espresso una netta contrarietà al percorso di privatizzazione previsto dall’amministrazione, affidando al capogruppo di Fratelli d’Italia, Emanuele Locci, una raccolta firme che coinvolge praticamente l’intero organico aziendale.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la gara a doppio oggetto, che comporterebbe l’ingresso di un privato nella gestione del servizio rifiuti per un lungo periodo. Secondo Locci, questo modello rischia di far aumentare i costi, ridurre la flessibilità operativa e spostare l’obiettivo dalla qualità del servizio al profitto economico.
Nel mirino anche il porta-a-porta spinto, considerato costoso e non necessariamente più efficace sul piano ambientale. L’aumento di mezzi, personale e attrezzature, infatti, potrebbe tradursi in un ulteriore peso sulla Tari senza garantire risultati certi sulla raccolta differenziata.
Come alternativa viene proposta la tariffa puntuale, un sistema già adottato con successo in molti comuni italiani. In questo modello il cittadino paga in base al rifiuto indifferenziato effettivamente prodotto, mentre la raccolta differenziata viene incentivata con sconti e premi. Un meccanismo ritenuto più equo, capace di responsabilizzare gli utenti e contenere i costi.
La partita resta aperta, ma il messaggio che arriva dai lavoratori è chiaro: il servizio rifiuti viene considerato un bene pubblico da tutelare, non una voce da affidare alle logiche di mercato.
Tra APU, traffico e grandi opere
La nuova APU attivata in Piazza della Libertà doveva rappresentare un passo avanti verso una mobilità più sostenibile. Secondo l’opposizione, però, il risultato rischia di essere opposto. La chiusura di un breve tratto di strada obbliga infatti molti automobilisti a percorsi più lunghi, riversando il traffico su vie già congestionate e aumentando emissioni e criticità per pedoni e residenti.
Per Emanuele Locci si tratta di una misura più simbolica che funzionale, priva di una reale valutazione d’impatto sulla viabilità urbana. Un esempio, a suo avviso, di una gestione che privilegia l’annuncio rispetto alla pianificazione.
Il discorso si estende poi alle scelte strategiche per lo sviluppo della città. Dalla revisione del piano regolatore, legata ai rischi idrogeologici, fino alla realizzazione del secondo ponte sul Bormida, considerato un intervento fondamentale ma continuamente rinviato nonostante lo stanziamento di risorse aggiuntive.
Eppure, Alessandria mostra segnali di vitalità: cresce la popolazione, spinta dal settore logistico e dall’espansione dell’università, e aumenta il potenziale economico e culturale del territorio. Per Locci, però, queste opportunità rischiano di essere sprecate senza una classe dirigente capace di programmare, coinvolgere e investire con visione di lungo periodo.
Una città con grandi risorse, dunque, ma ancora alla ricerca di una direzione politica chiara e condivisa.