Il Capogruppo Lega Consiglio Comunale di Alessandria Mattia Roggero e il Capogruppo Fratelli d’Italia Consiglio Comunale di Alessandria Emanuele Locci rispondono alla nota diffusa ieri dalle attiviste della Casa delle Donne.
La replica di Roggero e Locci
È vergognoso strumentalizzare un femminicidio — e quindi una vittima ed il dolore di una comunità — per trasformare una questione di atti amministrativi, patrimonio pubblico e soldi dei contribuenti in un ricatto morale contro chi chiede trasparenza.
Davanti a una tragedia non esistono bandiere: esistono rispetto, cordoglio e la necessità di rafforzare prevenzione e protezione. Punto.Ed è proprio per questo che va fatta una distinzione netta, che qualcuno prova deliberatamente a confondere.
Ad Alessandria esiste già un centro antiviolenza riconosciuto e accreditato, gestito da Medea, che svolge un lavoro serio e fondamentale nel contrasto alla violenza di genere. Quel lavoro va sostenuto senza ambiguità, senza strumentalizzazioni e senza sovrapposizioni.
Cosa ben diversa è l’attività di collettivi politici che, sotto le spoglie di un fine nobile, rivendicano esplicitamente di “fare politica” e allo stesso tempo solidarizzano e partecipano a mobilitazioni che hanno prodotto violenza reale e denunce reali.
È un dato di fatto, non un’opinione.Detto questo, respingiamo con forza il tentativo di far passare come “accanimento” ciò che è semplicemente controllo democratico. Chiedere legalità e trasparenza non è un’opinione: è un dovere, soprattutto quando si parla di patrimonio pubblico.
Il tema è semplice e resta quello:
• un immobile comunale di valore rilevante viene messo a disposizione per 9 anni, con possibilità di arrivare fino a 18;
• dagli atti emerge un quadro in cui utenze e manutenzioni restano a carico del Comune;
• il percorso seguito, per durata e impatto, assomiglia a una concessione pluriennale di fatto di un immobile in cui verranno svolte anche attività economiche, senza un passaggio politico chiaro e trasparente in Consiglio comunale.A questo si aggiunge un punto che la loro stessa comunicazione rende impossibile negare: “Sì, facciamo politica.”
Benissimo. Ma allora è ancora più evidente che non si può pretendere di utilizzare un bene pubblico di questa portata come se fosse “neutro”, chiedendo contemporaneamente che i cittadini paghino e che nessuno faccia domande.Qui emerge tutta l’ipocrisia: si parla di “disinnescare la violenza”, ma nella pratica si solidarizza e si partecipa a mobilitazioni che hanno prodotto violenza.
Ad Alessandria, per la manifestazione pro-Pal del 2 ottobre 2025, risultano 17 denunce per resistenza e lesioni, denunce che vengono persino rivendicate pubblicamente da sigle tra cui compare anche Casa delle Donne TFQ.Quindi no: non si può fare la morale agli altri e poi rivendicare assalti ai cordoni della Polizia, denunce per resistenza e lesioni, mentre si pretende gratis un immobile pubblico e costi a carico dei cittadini.
Noi diciamo una cosa:
• massimo rispetto per le vittime e per chi lavora seriamente sul contrasto alla violenza, come i centri accreditati;
• tolleranza zero verso chi usa tragedie e parole sacre come “antiviolenza” per zittire il controllo su atti, competenze e soldi pubblici.La segnalazione depositata chiede una cosa che dovrebbe stare a cuore a tutti: regole uguali per tutti, trasparenza totale soprattutto quando si parla di patrimonio comunale e di spese a carico dell’intera comunità.