Strategia di link building nell’era dell’AI: perché continua a essere importante

Strategia di link building nell’era dell’AI: perché continua a essere importante
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Con l’arrivo di AI Overviews, ChatGPT e Perplexity molte aziende hanno cominciato a chiedersi se abbia ancora senso investire nei backlink, dato che una parte delle ricerche si chiude direttamente nella risposta generata e l’utente non arriva mai a cliccare sui siti. Il dubbio è comprensibile, perché per anni la link building è stata raccontata come una corsa al numero di link e al Domain Rating, e quel modello sembra poco compatibile con motori che leggono, sintetizzano e citano le fonti. I dati raccolti negli ultimi mesi dicono però che una strategia di link building costruita bene serve ancora, e che pesa anche sulla probabilità di comparire tra le fonti delle risposte AI, perché i modelli tendono a ottenere le loro citazioni tra le pagine che Google considera già autorevoli.

Backlink e AI Overviews: perché la link building conta ancora

Secondo un’analisi pubblicata da Ahrefs, circa il 76% delle pagine citate negli AI Overviews di Google si trova anche tra i primi dieci risultati organici per la stessa query, e questo dato basta a capire che il posizionamento classico e la visibilità nelle risposte generate viaggiano in gran parte insieme. Visto che i backlink restano uno dei fattori con cui Google decide quali pagine meritano la prima pagina, chi rinuncia alla link building per concentrarsi solo su contenuti “ottimizzati per le AI” rischia di andare a indebolire proprio la base da cui le AI attingono. Secondo un sondaggio condotto da Editorial.Link tra professionisti della SEO il 73% degli intervistati ha dichiarato di ritenere che i link influenzano la visibilità nella ricerca AI. A fare la differenza, in questo quadro, è la qualità delle pagine che ti linkano, cioè la loro pertinenza con il tuo settore e il fatto che abbiano lettori veri. Infatti, l’obiettivo deve diventare farsi citare da un modello linguistico, la domanda che ci si deve porre riguarda la capacità di costruire un’autorità riconoscibile all’interno della nicchia nella quale si opera.

Menzioni del brand e link nofollow nella ricerca AI

Uno degli aspetti più utili emersi dalle ricerche recenti riguarda i segnali che la SEO tradizionale tendeva a considerare di serie B, a cominciare dai link nofollow, che secondo uno studio di Semrush sul rapporto tra backlink e citazioni nella ricerca AI mostrano un valore paragonabile a quello dei dofollow. Lo stesso vale per le menzioni del brand senza link, perché Ahrefs ha rilevato che le citazioni non collegate su siti affidabili hanno una correlazione con la presenza negli AI Overviews paragonabile a quella dei backlink. La ragione deriva dal funzionamento dei modelli linguistici, che costruiscono la loro idea di un marchio a partire dai testi in cui compare, associandolo a un settore e a determinati argomenti, e lo fanno a prescindere dal fatto che il nome del brand possa essere cliccato o meno.  Questo vuol dire che bisogna andare ad allargare il perimetro della link building e includere tutte le occasioni in cui il proprio nome può comparire in contesti autorevoli, come le uscite su testate di settore, le interviste, la partecipazione a ricerche e i commenti richiesti dai giornalisti.

Strategia di link building per ottenere citazioni nelle risposte AI

Una strategia di link building pensata per la ricerca AI deve partire dal tipo di contenuto che merita di essere citato, e le tattiche che funzionano meglio sono quelle che producono informazioni originali, come gli studi basati su dati proprietari e le campagne di digital PR costruite attorno a una notizia vera.  Un’indagine condotta sui tuoi clienti o un’elaborazione di dati di settore che nessun altro ha pubblicato diventa una fonte che giornalisti e blogger riprendono spontaneamente, e ogni ripresa porta con sé link e menzioni su siti pertinenti. Accanto ai dati originali c’è il lavoro sulle citazioni di esperti, che consiste nel proporre te o i tuoi collaboratori come voci competenti a testate e blog che cercano commenti qualificati, ottenendo in cambio una menzione e spesso un link in un contesto editoriale.  Questo tipo di presenza è particolarmente efficace per le AI, perché colloca il tuo nome accanto ai temi su cui vuoi essere riconosciuto.

C’è poi un formato che le risposte AI sembrano preferire in modo netto, quello delle liste del tipo “migliori X”, che secondo una ricerca di Ahrefs costituivano il 43,8% delle pagine citate nelle risposte analizzate, con un distacco molto ampio rispetto a qualsiasi altro tipo di contenuto. Comparire nelle classifiche dei migliori fornitori o prodotti della tua nicchia è quindi uno degli obiettivi più concreti che puoi darti: per individuarle basta cercare su Google le query del tipo “migliori software per...” o “migliori agenzie di…” e usare SEOZoom o Semrush per capire quali di queste pagine si posizionano meglio e ricevono traffico. Il lavoro va poi misurato con continuità, controllando una volta al mese le query principali del tuo settore su ChatGPT, Perplexity e negli AI Overviews e annotando quali fonti vengono citate, così da capire se i siti su cui hai ottenuto link e menzioni sono gli stessi che le AI considerano affidabili.