Puntata odierna di Filo Diretto dedicata alla vulnologia con la dottoressa Francesca Pasquali, responsabile della Struttura di Vulnologia dell’ASL di Alessandria.
La sfida della vulnologia
Le ferite croniche rappresentano una delle sfide più complesse per la medicina moderna. Dietro una lesione che fatica a guarire si nasconde spesso un percorso clinico lungo e delicato, che richiede competenze specialistiche e tecnologie sempre più evolute.
È questo il campo di azione della vulnologia, disciplina che si occupa della cura delle cosiddette “lesioni difficili”: ulcere vascolari, ferite post-operatorie, ustioni, lesioni da pressione e complicanze legate al diabete. L’obiettivo è prevenire la cronicizzazione delle ferite e favorirne la guarigione attraverso medicazioni avanzate selezionate in base alle caratteristiche del paziente e della lesione.
Tra le situazioni più critiche figura il piede diabetico, una complicanza che può svilupparsi anche a partire da traumi minimi. In presenza di neuropatia diabetica, infatti, il paziente può non accorgersi della comparsa di una ferita che, se trascurata, rischia di evolvere rapidamente fino a rendere necessaria l’amputazione.
Per questo la gestione clinica non si concentra esclusivamente sulla lesione, ma prevede una valutazione complessiva dello stato di salute della persona, con esami diagnostici e controlli specialistici mirati.
Particolare interesse sta suscitando l’utilizzo di nuove medicazioni a base di ossido nitrico, impiegate anche nell’ASL di Alessandria nell’ambito di un’attività di monitoraggio clinico. I risultati osservati evidenziano una riduzione del dolore e della carica batterica delle ferite, con il vantaggio di limitare il ricorso agli antibiotici.
Un aspetto sempre più rilevante, considerando la crescita del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, oggi riconosciuto come una delle principali emergenze sanitarie a livello globale. La prevenzione delle infezioni e l’impiego appropriato delle terapie rappresentano quindi strumenti fondamentali per migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre il rischio di complicanze gravi.
Medicina rigenerativa
La medicina rigenerativa sta trasformando il modo di affrontare molte patologie croniche, comprese le lesioni cutanee di difficile guarigione. Una delle tecniche più promettenti consiste nell’utilizzo di innesti autologhi, realizzati con tessuti prelevati dallo stesso paziente e successivamente impiegati per favorire la rigenerazione della pelle danneggiata.
L’approccio viene adottato quando la ferita ha superato la fase infettiva e presenta le condizioni ideali per la ricostruzione dei tessuti. In questi casi l’organismo può sfruttare le proprie cellule per accelerare la chiusura della lesione e ottenere risultati più naturali e duraturi.
Tra i vantaggi principali vi sono l’assenza di rigetto biologico e una qualità della cicatrizzazione spesso superiore rispetto ai metodi tradizionali. Le aree trattate tendono infatti a mantenere una maggiore elasticità e a sviluppare minori alterazioni estetiche nel tempo.
L’esperienza maturata sul territorio alessandrino ha consentito di applicare queste tecniche sia nei pazienti adulti sia in età pediatrica. Alcuni interventi hanno riguardato bambini affetti da patologie complesse, dimostrando come la medicina rigenerativa possa offrire nuove opportunità terapeutiche anche nei casi più delicati.
Fondamentale resta il monitoraggio successivo all’intervento. Attraverso controlli periodici e verifiche a distanza è possibile valutare l’evoluzione della cicatrice, individuare eventuali recidive e raccogliere dati utili per migliorare ulteriormente l’efficacia dei trattamenti.
La prospettiva è quella di una medicina sempre più personalizzata, capace di sfruttare le risorse biologiche del paziente per favorire processi di guarigione più rapidi, sicuri e sostenibili.
Telemedicina e assistenza territoriale
La sanità territoriale punta sempre più sull’integrazione tra assistenza tradizionale e strumenti digitali. Un esempio concreto arriva dal servizio di vulnologia dell’ASL di Alessandria, che negli ultimi anni ha sviluppato un sistema di telemedicina dedicato al monitoraggio delle lesioni croniche.
Grazie all’utilizzo di tablet e collegamenti video, infermieri, operatori delle strutture residenziali e professionisti dell’assistenza domiciliare possono condividere in tempo reale immagini e informazioni cliniche con gli specialisti. Questo permette di valutare rapidamente l’evoluzione delle ferite e decidere se sia necessario programmare una visita in presenza.
Il modello non sostituisce il rapporto diretto con il paziente, ma consente di individuare con maggiore tempestività le situazioni più urgenti. Le lesioni considerate stabili possono essere monitorate a distanza, mentre quelle che mostrano segnali di peggioramento vengono indirizzate rapidamente agli ambulatori specialistici.
I benefici sono molteplici. Si riducono gli spostamenti per le persone fragili, diminuiscono le liste di attesa e si ottimizza l’utilizzo delle risorse sanitarie. Anche i caregiver e le famiglie possono contare su un supporto più immediato senza dover affrontare continui trasferimenti verso le strutture ospedaliere.
Alla base del sistema vi è una rete che coinvolge medici di famiglia, infermieri specializzati, strutture residenziali, assistenza domiciliare e ospedali. Un modello collaborativo che punta a garantire continuità di cura e presa in carico costante del paziente, valorizzando il ruolo del territorio come primo punto di riferimento per la salute della comunità.