Avere mal di testa non significa sempre soffrire della stessa patologia. È questo uno dei messaggi principali emersi durante la puntata di “Filo Diretto” dedicata alle cefalee, con ospite la dottoressa Delfina Ferrandi, direttrice della Neurologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria.
La cefalea cronica
La cefalea è un termine generico che comprende situazioni molto diverse tra loro. In alcuni casi rappresenta il sintomo di altre condizioni, come sinusiti, febbre, problemi cervicali o disturbi della vista. In altri, invece, è una vera e propria malattia neurologica, come accade nell’emicrania.
Secondo gli specialisti, l’emicrania presenta caratteristiche ben precise: dolore intenso e pulsante, spesso concentrato su un lato della testa, accompagnato da nausea, sensibilità alla luce, ai rumori e talvolta agli odori. Episodi che possono durare diverse ore e che, se frequenti, compromettono pesantemente la vita quotidiana.
Uno degli aspetti più complessi riguarda la diagnosi. Non esiste infatti un singolo esame capace di identificare automaticamente il problema. Il primo strumento resta il colloquio con il paziente. Frequenza degli attacchi, durata del dolore, sintomi associati e situazioni che peggiorano o migliorano la crisi diventano elementi fondamentali per orientare il neurologo.
Gli esami strumentali, come la risonanza magnetica, vengono prescritti solo quando necessario, soprattutto per escludere cause secondarie.
La trasmissione ha anche acceso i riflettori sull’importanza di riconoscere il peso sociale della cefalea cronica, una condizione che interessa moltissime persone ma che spesso continua a essere banalizzata come un disturbo passeggero. Gli specialisti invitano invece a rivolgersi ai centri dedicati quando il mal di testa diventa frequente o invalidante, evitando il rischio di convivere per anni con una patologia non adeguatamente trattata.
La prevenzione parte dal paziente
Medici e farmacisti insieme per contrastare l’abuso di analgesici e migliorare la gestione del mal di testa cronico.
La lotta contro la cefalea non passa soltanto dalle cure specialistiche, ma anche dall’educazione del paziente e dalla prevenzione quotidiana
La dottoressa Ferrandi ha anticipato il convegno promosso dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, che coinvolgerà neurologi, specialisti e farmacisti del territorio. Un confronto nato dalla necessità di creare una rete più efficace nella gestione dei pazienti con cefalea.
Le farmacie rappresentano infatti il primo punto di accesso per chi soffre di mal di testa frequenti. Molti pazienti ricorrono abitualmente ad antidolorifici senza però affrontare il problema alla radice. Secondo gli specialisti, questo comportamento può trasformarsi in un rischio concreto.
L’uso eccessivo di analgesici, soprattutto se protratto nel tempo, può favorire la cronicizzazione della cefalea. In alcuni casi il corpo sviluppa assuefazione ai farmaci, rendendo necessario aumentare le dosi e creando un circolo vizioso difficile da interrompere.
Per questo i neurologi insistono sull’importanza di un rapporto costante tra medico e paziente. L’ascolto dei sintomi, la raccolta accurata delle informazioni e il monitoraggio degli episodi diventano strumenti decisivi per impostare cure efficaci.
Uno dei consigli pratici emersi durante la trasmissione riguarda il diario della cefalea: annotare frequenza, intensità degli attacchi e uso dei farmaci aiuta sia il paziente sia il medico a comprendere l’evoluzione del disturbo.
Accanto alla terapia farmacologica, gli specialisti ricordano anche il valore degli stili di vita sani. Alimentazione equilibrata, sonno regolare, attività fisica e riduzione dello stress possono contribuire a limitare gli episodi emicranici.
L’obiettivo, spiegano i medici, non è soltanto curare il dolore quando compare, ma prevenire le crisi e migliorare la qualità della vita nel lungo periodo.
Nuove cure contro l’emicrania
Negli ultimi anni la cura dell’emicrania ha compiuto importanti passi avanti, offrendo nuove prospettive ai pazienti che convivono con forme croniche e invalidanti di cefalea.
Fino a pochi anni fa le opzioni terapeutiche erano limitate soprattutto a farmaci nati per altre patologie e successivamente rivelatisi efficaci anche contro l’emicrania. Tra questi figurano alcuni medicinali per la pressione arteriosa, antiepilettici e antidepressivi utilizzati nella prevenzione degli attacchi.
Dal 2019, però, il panorama terapeutico è cambiato profondamente grazie all’introduzione di nuove cure mirate. Tra queste spiccano gli anticorpi monoclonali e i cosiddetti “gepanti”, farmaci progettati specificamente per contrastare l’emicrania agendo sul CGRP, una sostanza coinvolta nei meccanismi del dolore.
Secondo gli specialisti, queste terapie hanno mostrato risultati molto positivi nella riduzione della frequenza e dell’intensità delle crisi. Gli anticorpi monoclonali vengono generalmente somministrati una volta al mese, mentre i gepanti sono assunti per via orale.
Per accedere a questi trattamenti è però necessario rispettare criteri precisi: numero minimo di giorni di cefalea al mese, livello di disabilità certificato e fallimento delle terapie tradizionali. Le prescrizioni possono essere effettuate esclusivamente dai neurologi attraverso specifici piani terapeutici monitorati dal Servizio sanitario nazionale.
Tra le soluzioni disponibili figura anche la tossina botulinica terapeutica, utilizzata nei casi di cefalea cronica con oltre 15 giorni di mal di testa al mese. Il trattamento viene effettuato in ambulatorio con infiltrazioni periodiche e rappresenta oggi una delle opzioni più efficaci per i pazienti più complessi.
Un elemento importante riguarda i costi: i farmaci innovativi vengono forniti dal sistema sanitario senza spese dirette per il paziente. Resta però aperto il tema del riconoscimento della cefalea cronica come patologia con specifiche esenzioni o tutele economiche.