ALESSANDRIA – Marzo si conferma il mese dedicato alla prevenzione del tumore del colon-retto, mentre dal 23 al 29 si celebra la Settimana nazionale della prevenzione oncologica, promossa da 25 anni dalla LILT. In tutta Italia si sono svolti eventi istituzionali per sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sull’importanza della diagnosi precoce.
Esperti a confronto: adesione record in Piemonte e ruolo chiave di sanità territoriale e lavoro multidisciplinare
In questo contesto, la Fondazione CIGNO, in collaborazione con ASLAL, ha organizzato un incontro formativo accreditato ECM dal titolo “Cancro del colon retto: dallo screening alle nuove sfide della terapia”, con la partecipazione di 65 tra medici, infermieri, fisioterapisti, volontari e cittadini. Al centro del dibattito, l’intero percorso di prevenzione, dallo screening alla presa in carico multidisciplinare del paziente.
Dati incoraggianti arrivano dal programma “Prevenzione Serena” della Regione Piemonte: nel 2024 il 57,4% degli invitati ha aderito al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, superando nettamente la media regionale del 38,7% e distanziando realtà come la Calabria, ferma al 5%. Numeri che evidenziano l’efficacia delle campagne informative e dell’organizzazione territoriale.
Fondamentale il ruolo della colonscopia, come sottolineato dagli specialisti: individuare e rimuovere precocemente i polipi consente di prevenire lo sviluppo di tumori negli anni successivi. Nel 2025 il servizio di endoscopia di Ovada ha eseguito oltre mille esami, identificando 45 tumori e confermando l’efficacia dello screening, con il 40% di polipi rilevati e il 2% di tumori tra i pazienti sottoposti a controllo.
Tra i protagonisti della prevenzione anche le farmacie, sempre più coinvolte nella cosiddetta “farmacia dei servizi”: i farmacisti non solo distribuiscono e raccolgono i kit per lo screening, ma affiancano i cittadini, chiariscono dubbi e favoriscono l’adesione ai programmi.
Infine, è emersa l’importanza di un approccio multidisciplinare nella cura oncologica, garantito dalla rete tra Centri Accoglienza e Servizi (CAS) e Gruppi Interdisciplinari di Cura (GIC). Un modello organizzativo monitorato attraverso il Piano Nazionale Esiti di Agenas, strumento chiave per valutare qualità ed efficacia dei percorsi assistenziali.