All’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria è stato effettuato un complesso intervento di 10 ore per ridare speranza e sollievo ad un 52enne con un nuovo e aggressivo tumore all’orbita sinistra che rappresentava non solo il rischio di perdere l’occhio, ma anche una parte significativa della propria quotidianità.
L’intervento all’AOU Alessandria
Tutto è iniziato nel 2019, quando una paralisi improvvisa del nervo facciale sinistro aveva rivelato un carcinoma della parotide, trattato con chemioterapia. Nel 2022 la malattia aveva coinvolto la muscolatura masticatoria e diverse strutture profonde del distretto testa-collo, rendendo necessario un ciclo di radioterapia. All’inizio del 2025 era poi comparso un marcato esoftalmo – cioè la progressiva sporgenza dell’occhio dall’orbita – con perdita completa del visus all’occhio sinistro: la risonanza magnetica aveva mostrato una nuova lesione che occupava l’orbita, la fossa temporale e parte delle sue pareti ossee.
Il 18 settembre Andrea è stato sottoposto a un intervento di exenteratio orbitae, che ha comportato la rimozione dell’intero contenuto dell’orbita e delle strutture ossee circostanti interessate dalla malattia. Successivamente, i chirurghi hanno aperto temporaneamente la parte frontale del cranio per verificare che le membrane che proteggono il cervello fossero integre. Per ricostruire la zona, hanno allestito un lembo libero radiale fascio-cutaneo prelevato dal braccio destro assieme ai vasi sanguigni di pertinenza di Andrea e lo hanno trapiantato nell’area dell’orbita, collegando con precisione arteria e vena del lembo a quelli del viso. In questo modo hanno ripristinato i volumi naturali e protetto l’area operata, consentendo una guarigione più sicura e funzionale.
L’esame istologico eseguito sul tessuto asportato ha poi evidenziato un carcinoma adenoidocistico della ghiandola lacrimale, una neoplasia rara e non correlata alla precedente storia oncologica. Un elemento che ha confermato ulteriormente la complessità del caso e la necessità di un approccio altamente specialistico, sia sul piano chirurgico sia nella successiva pianificazione terapeutica.
L’intervento, della durata di circa dieci ore, è stato possibile grazie alla collaborazione tra le equipe di Otorinolaringoiatria diretta da Raffaele Sorrentino, della Chirurgia Maxillo-Facciale guidata da Matteo Nicolotti e della Neurochirurgia con il contributo di Matteo Vitali, appartenente alla Struttura diretta da Andrea Barbanera. In sala operatoria erano presenti sette dirigenti medici, nove professionisti tra infermieri e strumentisti e due anestesisti, impegnati in un lavoro di squadra coordinato e continuo.
«Ci siamo trovati di fronte a un caso particolarmente complesso, che richiedeva non solo competenze chirurgiche elevate, ma anche una forte capacità di integrazione tra professionalità diverse. In situazioni come questa, il valore del lavoro multidisciplinare è determinante: ogni scelta viene condivisa per garantire al paziente il percorso più appropriato, sotto il profilo clinico e umano. Il risultato ottenuto rappresenta per noi un importante traguardo, soprattutto perché ha consentito di alleviare una condizione di sofferenza molto pesante e di restituire al paziente una prospettiva di maggiore serenità nel proseguimento delle cure», spiegano Raffaele Sorrentino, Direttore della Otorinolaringoiatria e Matteo Nicolotti, Responsabile della Chirurgia Maxillo-facciale.
Nel post-operatorio immediato Andrea ha avuto necessità del supporto della Terapia Intensiva, per poi tornare nel reparto di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo-facciale. Pur avendo perso l’occhio sinistro a causa della malattia, oggi ha finalmente ottenuto un miglior controllo dei sintomi e, soprattutto, la completa cessazione del dolore che lo accompagnava da mesi. Ciò gli consente di affrontare con maggiore serenità la prosecuzione del percorso terapeutico, che prevede un nuovo ciclo di radioterapia.
«Questo intervento dimostra in modo concreto la capacità della sanità pubblica di farsi carico anche dei casi più complessi, mettendo a disposizione competenze multidisciplinari, tecnologie e percorsi integrati di alto livello. Poter affrontare e gestire situazioni di questa delicatezza all’interno dell’AOU AL, qui ad Alessandria, significa offrire ai pazienti risposte qualificate vicino al proprio territorio, evitando, quando possibile, ulteriori disagi legati a trasferimenti verso altri centri e garantendo una presa in carico completa. È questa la direzione in cui vogliamo continuare a lavorare: consolidare un modello di sanità pubblica capace di coniugare alta specializzazione, prossimità e attenzione alla persona», afferma Valter Alpe, Direttore Generale dell’AOU AL.
«In una storia come quella di Andrea colpiscono la qualità del lavoro multidisciplinare e la capacità di restituire non solo un risultato clinico, ma anche sollievo, dignità e una prospettiva di vita più serena. Un esempio di come la sanità pubblica piemontese sia in grado di affrontare le sfide, anche le più difficili, mantenendo sempre al centro la persona e il suo percorso di cura. È questa la direzione in cui vogliamo continuare a investire come Regione, sostenendo percorsi di cura sempre più innovativi e vicini ai bisogni delle persone. All’AOU di Alessandria, in particolare, si sta consolidando un modello che integra assistenza, alta specializzazione e ricerca, anche nell’ottica del riconoscimento a IRCCS: un valore aggiunto che consente di offrire ai pazienti soluzioni sempre più avanzate e personalizzate», sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte.