La rivelazione dell'autopsia

13enne di Asti morto a Capodanno: è stato un proiettile e non un petardo

Sono stati trovati residui di proiettile calibro 12 nell'addome del ragazzo. Ieri perquisizione a tappeto dei Carabinieri nel campo Rom.

13enne di Asti morto a Capodanno: è stato un proiettile e non un petardo
Cronaca Alessandria città, 07 Gennaio 2021 ore 10:18

E’ stata l’autopsia sul corpo del giovane ragazzo a rivelare la verità. Il 13enne che la notte di Capodanno ha perso la vita ad Asti sarebbe morto a causa di un proiettile e non di un petardo, come si era precedentemente ipotizzato.

Il 13enne di Asti ha perso la vita per un proiettile e non per un petardo

Come riporta “La Nuova Provincia”, gli esiti dell’autopsia eseguita sul corpo di Airudin Seferovic, 13enne che ha perso tragicamente la vita la notte di Capodanno nel campo rom di via Guerra ad Asti, hanno infatti rivelato che a causare la morte del ragazzo non sarebbe stato un petardo, come precedentemente si era ipotizzato, ma bensì un colpo d’arma da fuoco.

La dottoressa Veglia, medico legale incaricato dell’autopsia, eseguendo le accurate analisi, ha rinvenuto infatti residui di proiettile calibro 12 (solitamente adottato in fucili da caccia) all’interno dell’addome di Airudin. Stando a ciò che riporta l’autopsia, il colpo è stato sparato da distanza ravvicinata e questo ulteriore dettaglio fa propendere gli investigatori per una tragica fatalità.

Perquisizioni a tappeto nel campo Rom

Da “La Nuova Provincia” viene inoltre indicato che, nel corso della giornata di ieri, mercoledì 6 gennaio 2021, è stata eseguita, da parte del comando provinciale dei Carabinieri di Asti, una perquisizione a tappeto all’interno del campo Rom di via Guerra, ma non è stato trovato nulla che potesse essere legato allo sparo che ha provocato la morte del 13enne. Le Forze dell’ordine hanno inoltre riascoltato tutti i testimoni presenti al momento dello sparo ma, al momento, non risulta indagato nessuno.

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Airudin Seferovic, che curiosamente portava il nome della nonna, era il penultimo di 16 figli; dopo di lui solo il fratellino di 6 anni. Insieme ad altri ragazzi si trovava intorno al falò che era stato acceso fin dal tardo pomeriggio. Secondo quanto ricostruito dai suoi genitori, ad un certo punto si sono messi a gettare i petardi dentro il fuoco, per amplificare il rumore dei botti inconsapevoli anche dell’amplificazione del rischio. Le prime indiscrezioni avevano parlato del fatto che uno dei petardi buttati nel falò sia esploso durante il lancio e la forza del botto lo abbia in qualche modo fatto “tornare indietro” colpendo all’addome il ragazzino che era vicino al fuoco. L’autopsia ha ribaltato completamente quanto precedentemente ipotizzato sul decesso del 13enne, il quale, dopo essere stato colpito è stato caricato in auto e portato direttamente al Pronto Soccorso dove, però, è già arrivato in arresto cardiaco.

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