Fuori dal "Ristori-bis"

Negozi di scarpe esclusi dai ristori, la rabbia di Federmoda-Confcommercio

Vittorio Ferrari, presidente di Ascom Alessandria, commenta la vicenda alzando i toni: "Siamo inferociti. E' una scelta tra l'assurdo e il surreale".

Negozi di scarpe esclusi dai ristori, la rabbia di Federmoda-Confcommercio
Alessandria città, 10 Novembre 2020 ore 14:44

I negozi di scarpe sono esclusi dai ristori previsti dal decreto “ristori-bis”. Vittorio Ferrari, presidente provinciale di Confcommercio, commenta: “Siamo inferociti. E’ una scelta tra l’assurdo e il surreale”.

Negozi di scarpe esclusi dai ristori

I negozi di scarpe sono esclusi dai ristori previsti dal decreto “ristori-bis”. La notizia ha provocato l’immediata reazione di Federmoda e di Confcommercio. In particolare, il presidente di Ascom Alessandria, Vittorio Ferrari, ha commentato la vicenda in questo modo:

Ha ragione il Presidente nazionale di Federmoda: siamo inferociti. Ci sembra di vivere un film dell’orrore. Per giorni abbiamo cercato una logica scientifico-sanitaria a provvedimenti che onestamente non pare ce l’abbiano ed ora ci troviamo davanti ad una vera beffa: i negozi di calzature per adulti, costretti a chiudere dall’ultimo Dpcm, sono inspiegabilmente esclusi dal DL Ristori. Per loro nessun contributo è previsto. Francamente non ci volevamo credere, pensavamo fosse una svista, ed invece è realtà: sfogliando il DL e tutti i codici Ateco delle attività che avranno diritto al ristoro, i negozi di scarpe non compaiono. E’ assurdo, irreale, irrispettoso. Noi non ci stiamo!”.

“È una discriminazione che non possiamo tollerare”

Il presidente di Confcommercio Alessandria continua nel suo discorso, riprendendo le parole del presidente di Federmoda:

“Se da un lato troviamo qualche piccolo, ma certamente insufficiente ristoro per il settore moda, ad oggi ancora troppo trascurato nonostante le perdite ingenti soprattutto riguardanti le vendite dell’autunno/inverno che per il nostro settore sono le più importanti dell’anno, dall’altro siamo increduli per l’assurda e surreale decisione di escludere volontariamente i negozi di calzature di cui il Governo ha disposto con Dpcm la chiusura nelle zone rosse. È una discriminazione che non possiamo tollerare e non vogliamo accettare. I negozi di calzature per bambini e quelli per adulti hanno lo stesso codice Ateco, ma se il Governo è stato in grado di fare una differenziazione tra i due settori quando è stato emanato l’elenco delle attività che potevano stare aperte (allegato 23 al Dpcm del 3 novembre), consentendo alle calzature per bambini di operare e vietandolo a quelle per adulti, perché non è in grado di fare la stessa differenziazione quando si tratta di compilare l’elenco delle attività che hanno diritto ai ristori? Perchè i negozi di scarpe per adulti non possono ricevere i contributi previsti? Serve una più seria e responsabile attenzione al Sistema economico, visione, lungimiranza e concretezza. Proprio per questo, far riferimento ai meri codici Ateco (oltretutto sbagliando anche nello specifico), anziché guardare alla grave crisi del comparto nel suo complesso, è una visione molto miope. Ai nostri Associati, che in questi giorni ci hanno bombardato di telefonate, mail, messaggi di ogni tipo cosa dovremo dire? Che il Governo li vuole chiudere per sempre? Si agisca subito per una soluzione perché le nostre imprese non hanno tempo di attendere la conversione in legge del decreto. Sarebbe troppo tardi”.

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